Recensioni

6.9

Come la favola dei fratelli Grimm. O meglio. Come una versione della
favola imbevuta di LSD, recitata al contrario, trasformata in manifesto
programmatico e icona, da imprimere sulla copertina di un CD.

Nelle
mani dei bresciani Gretel e Hansel i toni fiabeschi tipici dei due
scrittori tedeschi diventano un susseguirsi di vicende improbabili,
mondi fantastici, percezioni alterate, in un concept che
racconta le disavventure di un porcospino triste deciso a ritrovare un
albero magico capace di regalare la felicità. Una storia in linea con
l’immaginario lisergico più infantile – da Syd Barrett in avanti -, sorta di “fiaba di formazione” in technicolor con tanto di
trip allucinogeno del protagonista, strambi personaggi a fare da
contorno – tra i tanti, pipistrelli a tre occhi e mammut in lacrime –  happy end di rito.

Benché non originalissimo
nelle sue linee guida generali, il progetto letterario funge da ottimo
catalizzatore per una proposta musicale tutt’altro che disprezzabile,
giocata su traiettorie sghembe prese in prestito dalla poesia strafatta
del Cappellaio Matto – la title track, sorta di variazione sui crescendo inquietanti di Vegetable Man -, vicina a certa psichedelia vintage – i July di The Flowerhead Crows -, capace di sciogliersi in morbide suite vagamente jazzate – I Prefer Melody – o di citare il Sessantotto inglese – i Pretty Things versione S.F. Sorrow di Duck In The Mirror– senza sfigurare. Il tutto alternato a frammenti di narrazione vera e
propria abbinati a sfondi musicali quasi sempre inquietanti, fil rouge di un disco che altro non è se la porta d’accesso al mondo “fatato” di questi Gretel e Hansel.

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