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Black Clouds è il mini album con cui Grant Nicholas, già voce e chitarre nella band gallese Feeder, continua un percorso solista dopo il debutto di Yorktown Heights e prima di tornare presumibilmente all’ovile. Le sei canzoni di Black Clouds rappresentano una piacevole boccata d’aria fresca nel panorama del cantautorato inglese, complice una scrittura efficace ma non scontata, e soprattutto una produzione interessante, che riesce a costruire un ambiente sonoro diverso rispetto alla media delle attuali produzioni indipendenti.

L’oscura e contratta title track, che apre anche il lavoro, mette in mostra una melodia da subito riconoscibile valorizzata dalle ossessive chitarre acustiche, e un trattamento sonoro che non è alternativo ma nemmeno smaccatamente pop. E lo stesso discorso prosegue con la successiva, decadente ballata Better Days To Come, in odore di Ocean Colour Scene, che rivela una serie di particolari nel sound, se ascoltata nelle cuffie: siamo finora nel territorio della rock ballad, anche se non mancano episodi di delicato e piovoso folk come ad esempio Reminisce e soprattutto la conclusiva After The Fall. Nel mezzo c’è Everyday Society, un episodio in moderno Merseyside style che fa venire in mente band come The Coral.

Black Clouds mette in luce un ottimo cantautore, che dimostra di avere una sua cifra stilistica non solo nella band di origine, ma anche nell’ambito di un percorso solista: dagli arrangiamenti alle sonorità, fino alla scrittura, questo mini album è una vera e propria delizia autunnale.

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