Recensioni

Sulla fan page facebook dei Go!Zilla si leggono nomi come Count Five, Music Machine, Howlin’ Wolf, Syd Barrett, Black Lips. Aggiungiamo alla lista delle influenze anche l’Iggy Pop più lercio (I’m Bleeding), giusto per non farci mancare nulla, consapevoli che Luca Landi, Fabio Ricciolo e Mattia Biagiotti non se ne avranno a male. Del resto, come l’“iguana” scorticava il “Nuggets sound” a suon di amplificatori distorti e cantato biascicato, così fa la band fiorentina, in un disco d’esordio che è un concentrato di chitarre elettriche acide e batteria caciarona.
Un EP omonimo del 2012 alle spalle, una cartina geografica dell’Europa appesa in camera e piena di bandierine (più di 250 concerti in due anni), un suono – a quanto pare registrato su nastro, mixato in analogico e masterizzato da Patrick Haight in California – che è una botta terrificante, nella sua semplicità: in fondo la formula è sempre quella, ed è fatta soprattutto di scazzo adolescenziale e irruenza rumorosa. Eppure la band riesce a veicolare, nel disco lungo d’esordio, una freschezza che sa di personalità, si parli di certe linee melodiche “stoned”, dei riverberi psichedelici onnipresenti o in generale di un’estetica consapevolmente in bilico tra il disfacimento e la genialità, il caos (con i piatti della batteria e le chitarre elettriche registrati sopra a tutto) e l’efficacia.
In alcuni frangenti sembrano emergere certe cadenze à la Black Rebel Motorcycle Club (la title track) o magari una versione dei 13th Floor Elevators più sbrindellata e punk rock (See Me Hear Me), ma è solo un ritorno di fiamma: il fuoco vero rimane nascosto e brucia a più non posso. Disco dello scorso anno, da recuperare.
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