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Quasi sempre le vicende artistiche più virtuose sono figlie del periodo storico in cui accadono. Il discorso vale certamente per Harpo’s Bazaar, sorta di Factory warholiana (in realtà, una cooperativa) nata alla fine del 1977 nella Bologna dei movimenti studenteschi, dell’impegno politico, di Radio Alice, del fumettista Andrea Pazienza e di tantissimi altri esperimenti creativi generati da una città e da un’umanità che dopo quegli anni non sarebbe mai più stata la stessa. Una marea controculturale e un po’ folle capace di coinvolgere scrittura, fumetto, cinema, grafica, comunicazione, ma in cui soprattutto la musica ricoprì uno dei ruoli principali grazie anche a una Harpo’s Music – costola di Harpo’s Bazaar dedicata al mondo delle sette note e promossa principalmente da Oderso Rubini e Carlo Cappelli, con il supporto di Gianni Gitti – che pubblicherà tra il ’77 e il ’79 otto album su audiocassetta di altrettanti artisti (oltre ai nastri registrati per gli eventi Il treno di John Cage e Bologna Rock). 

Skiantos, Luti Chroma, Windopen, Naphta, Gaznevada, Sorella Maldestra, Albert Mayr, Stefano Barnaba: Catani nel suo libro dedica un capitolo ad ognuno di loro, fornendo un buon inquadramento storico e critico dell’album che i suddetti registrarono per Harpo’s Bazaar, completato da un’intervista a un personaggio direttamente coinvolto nelle vicende. Ecco allora Andrea Setti, Mauro Patelli, Saverio Pasotti, Paolo Grandi, Ciro Pagano, Mizia Ciulini e Stefano Barnaba ripercorrere quegli anni con la scusa di raccontare la loro esperienza con l’etichetta discografica di Rubini e Cappelli, un excursus quasi sempre appassionato e a volte nostalgico da cui emergono alcuni elementi importanti. In primis le aspirazioni “rivoluzionarie” e spesso intellettualmente impegnate di quei musicisti, sturate in molti casi dall’avvento del punk (come ad esempio per Skiantos e Gaznevada) ma non sempre stilisticamente assorbite esclusivamente in quel genere musicale. E poi il ruolo che quel contesto creativo per certi versi ancora ingenuo ricoprì nel generare, in molti casi, ottimi professionisti: oltre ai già citati Skiantos e Gaznevada, il caso più eclatante è forse quello di Mauro Patelli e Tullio Ferro dei Luti Chroma, il primo diventato chitarrista di Luca Carboni e il secondo autore delle musiche di brani di Vasco Rossi come Vita spericolata, Splendida giornata, Vivere, ma anche collaboratore di Lucio Dalla.

Emblemi del caos virtuoso alla base della comunità artistica nata attorno ad Harpo’s Bazaar, due manifestazioni musicali che i Nostri riuscirono a registrare su nastro e a pubblicare su cassetta. La prima è Bologna Rock, happening-concerto che ebbe luogo al palasport della città felsinea il 2 aprile del 1979: l’evento si guadagnò le cronache dei giornali – e gloria imperitura – grazie soprattutto a degli Skiantos impegnati a cucinare gli spaghetti sul palco invece di suonare (e per il caos che ne seguì), ma in realtà rappresentò la prima forma di “istituzionalizzazione” della musica alternativa che girava attorno ad Harpo’s Bazaar. La seconda manifestazione è Il treno di John Cage, sorta di “installazione musicale in movimento” (appunto, su un treno) con protagonista il celebre compositore statunitense tenutasi il 26-27-28 giugno 1979. Un evento che collezionò un grande successo di pubblico evidenziando nel contempo i saldi legami ideologici tra la comunità artistica della città emiliana e le avanguardie musicali internazionali di quegli anni.

Harpos Bazaar – Una storia di cassette è dunque non solo la ricostruzione del catalogo del marchio di Oderso Rubini e Carlo Cappelli, ma anche l’ennesima testimonianza diretta di ciò che fu la Bologna musicale e artistica di fine anni settanta per chi la visse, da leggersi magari con l’altrettanto fondamentale Non disperdetevi dello stesso Rubini e di Andrea Tinti. Con la sua attenta ricostruzione Catani si ferma al 1979, quando Harpo’s Bazaar diventerà una etichetta discografica più strutturata sotto la sigla Italian Records, sancendo di fatto la fine dell’adolescenza e l’inizio dell’età adulta per i protagonisti di questa storia.

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