Recensioni

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Giunto all'ottava pubblicazione compresi una raccolta e un live, Gianmaria Testa rimescola i tracciati di un percorso che l'ha visto fino ad oggi fedele a una poetica fatta di suoni acustici e parole dense. Più spazio alle chitarre elettriche in Vitamia – cosa che si era già profilata timidamente nei precedenti Altre latitudini e Da questa parte del mare – e una ricerca di nuove soluzioni giustamente ritenuta necessaria, arrivati a questo punto della carriera.

Non fa trasalire più di tanto, allora, il sentore new acoustic del singolo Nuovo (con qualche inedita rotondità radiofonica), il passo da blues ballad di Lasciami andare e quello nervosamente funky-jazz di Cordiali saluti. Pur nell'ottica di un disco registrato live in studio nel giro di una settimana che rispetto ai lavori precedenti guadagna in spontaneità ma non riesce a convincere del tutto.

Il problema è principalmente una scrittura che non gira come un tempo e, in particolare, non trova quegli spunti melodici fatalmente evocativi che fecero la fortuna di pezzi come Un aeroplano a vela o Seminatori di grano. Ma è anche un problema di certe scelte sonore che già a metà opera risultano prevedibili. Così, dopo una 18 mila giorni in pura classicità Testa, Aquadub finisce in un carillon di mestiere, Sottosopra è il Tom Waits di Mule Variations (fortunatamente senza calchi vocali in giro) e 20 mila leghe (in fondo al mare) insegue Vinicio Capossela sulle ultime rotte marinare abbozzando a bassa voce una bella satira antisecessionista. Le due ballate in flirt jazz Lele e Di niente metà (con gli ospiti Brunello e Petrella a cello e trombone) portano il disco poco oltre la sufficienza, mentre lo spread con la musica che scorre là fuori si allarga sempre di più. D'altra parte è la crisi. Della più classica canzone d'autore italiana, s'intende.

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