Recensioni

Scusi, concede un ballo? Un uomo in smoking nero e papillon danza, girando su sé stesso, in cima a un crinale delle Alpi, mentre una voce fuoricampo scandisce: «La libertà di fare quel-cazzo-che-ci-pare. Punto». L’uomo è Gianluca Vacchi, la voce – e la libertà di cui parla – sono le sue: si conclude così Mucho más, il documentario disponibile su Amazon Prime Video che promette di rivelare il volto inedito, la vera vita dell’influencer da 22,3 milioni di IG follower. Ci sentiamo già in dovere di chiedere scusa due volte: la prima per esserci lasciati andare al più classico degli spoiler, rivelando il finale; è una cosa da non fare, neppure quando manca il benché minimo mordente alla fruizione di un’opera. La seconda per aver adottato l’inappropriata definizione di documentario, fornita sulla piattaforma. Due volte scusa, ma non tre: perché a prescindere dai pochissimi meriti e dai tanti difetti dell’opera, di Mucho más si parla e si continuerà a parlare ancora per un po’. Ed è per questo che abbiamo deciso di vederlo e di provare a sondarne le ragioni che lo hanno generato e quelle che ne stanno determinando la diffusione.

La verità, tutta la verità, nient’altro che la verità. Gianluca Vacchi recita nei panni di Gianluca Vacchi sin dall’inizio: guarda in camera e assicura che di lui non sappiamo un bel niente e che ci racconterà tutto, ma proprio tutto. Insomma: quello che va in mondovisione sui social network da oltre un lustro è un gigione ricchissimo che cela tanto altro e questo è il momento di scoprirlo, quel mucho más a cui rimanda il titolo. Segue un racconto che per larghi tratti si fa monologo – cronaca al minuto della giornata tipo, al metro quadro dei possedimenti, ma non al milione degli ingenti averi – da parte di un uomo che vive tra la casa di famiglia bolognese e una super-villa a Miami, con qualche sortita negli esclusivi club di Ibiza o sulle nevi di Cortina, dove da bambino è stato una promessa degli sci. Quel bambino è oggi un uomo capace di reinventarsi, come ha già fatto tante volte e chissà quante altre volte ancora farà in futuro: come fa ogni mattina, svegliandosi alle sei per dormire altre due ore in una camera iperbarica. Come ha fatto ai tempi del crack Parmalat, quando la morsa delle indagini lo ha costretto ad anni di tribolazioni, prima della piena assoluzione. Come continua a fare ripetutamente nel corso dei 71 minuti di Mucho más, nutrendo la propria immagine di energico innovatore di sé stesso, in lotta contro il tempo e l’evidente paura dell’invecchiamento.

Rispetto a questa mole di materiale tratto dalla quotidianità e proposto allo spettatore, la regia di Tommaso Deboni non è altro che un filtro da golden hour perenne, sovrapposto a una mancanza totale e pervasiva: di idee, di montaggio, di registro narrativo, di fotografia, di colonna sonora, di storia e di motivi per raccontarne una. Sì, perché quello che viene presentato come il racconto della vera vita del protagonista, altro non è se non un mero affastellamento di motti, sentenze e dichiarazioni trionfali a beneficio di camera, intervallate da momenti di commozione più e meno genuina.

Gianluca Vacchi
Gianluca Vacchi, still da Mucho más (2022)

Everybody loves Gianluca. Più o meno. La gran parte di quella commozione che riempie gli azzurri occhi di Vacchi di lacrime è merito delle tre donne della sua vita: la giovane compagna Sharon Fonseca, conosciuta sul set del videoclip di Trump-It, la piccola Blu Jerusalema, nata nell’ottobre 2020, e l’anziana madre Mariella Fantoni Vacchi, sopravvissuta con tenacia alle sfide della vita. Tre generazioni di donne circondano il protagonista: sono ormai lontani i tempi in cui a circondarlo era una schiera di signorine prosperose in abiti discinti. Il ragazzo è finalmente cresciuto e ha messo la testa a posto. È un padre di famiglia, adesso. Non ci credete? E allora ecco che accorre una schiera di vip: da Flavio Briatore ai “colleghi” dj David Guetta e Tiesto, fino all’amica Michelle Rodriguez e a due autentici sponsor come Brunello Cucinelli e Kristian Ghedina.

Tutti, chi più chi meno, hanno un gesto d’affetto, una parola di stima, un complimento affettuoso verso il protagonista. Come si può pensare che una figura del genere possa essere trascinata in tribunale da una ex colf con l’accusa di maltrattamenti, TikTok forzati e pendenze fiscali? Ai giudici, nel prossimo novembre, l’ardua sentenza. Ed ecco perché è probabile che di questo prodotto, piaccia o meno, si parlerà ancora: dopotutto, si apre proprio con i domestici reclutati per un video social insieme al padrone di casa. E con questo siamo a due spoiler, pazienza.

Questione di prospettive. Del resto, a sentire il comparto audiovisivo del colosso di Bezos, la produzione riponeva grandi aspettative nel progetto. E non poteva essere diversamente. Georgia Brown, capo della divisione European Originals degli Amazon Studios, si è detta «entusiasta di portare i clienti nel mondo di Gianluca Vacchi con questo straordinario documentario. Speriamo di mostrare un lato di Gianluca che i suoi fan non hanno mai visto prima. Sono felice di veder crescere il nostro catalogo in Italia, che riflette la nostra ambizione di portare sullo schermo contenuti di altissimo livello con alcuni tra i migliori talenti in Europa». Parole riprese dall’omologo italiano, Nicola Morganti, che dirige gli Italian Originals di Amazon Studios e ha dichiarato: «Questo progetto conferma ancora una volta l’impegno di Prime Video nell’offrire agli spettatori contenuti di alta qualità produttiva con un accesso inedito e senza filtri a personaggi con un seguito straordinario. Vogliamo ringraziare Gianluca Vacchi per la generosità con cui ha intrapreso questo viaggio insieme a noi, mettendosi completamente in gioco e condividendo, come mai prima, aspetti ancora inediti e privati della sua vita, per mostrare al pubblico che oltre la prospettiva dei social c’è mucho más».

Ogni opinione è legittima e tutti i punti di vista sono sacrosanti: ma cosa ci sia, nel prodotto diffuso lo scorso 25 maggio, che non fosse già stato quotidianamente mostrato via social network dal diretto interessato, continua a sfuggire. E non può certo essere sufficiente la breve, affettuosa parentesi riservata all’arcigno ma affettuoso padre, scomparso oltre vent’anni fa e tante volte tirato in ballo dai detrattori del Vacchi figlio di suo padre. Né tantomeno il rapido tour nell’azienda di famiglia, incluso nel prezzo del biglietto di questa full immersion nella vita di una celebrità 3.0.

A gettare un’ombra allarmante sul destino e sui futuri programmi di Amazon Prime Video, poi, è sufficiente il riferimento a una crescita del catalogo che passa attraverso contenuti e talenti che, nel caso specifico, non si riescono a ravvisare in alcun modo. Con buona pace del titolo altisonante e delle roboanti promesse iniziali del protagonista.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette