Recensioni

Peccato che Dischord da qualche tempo non dico sia sparita dai radar degli appassionati e degli addetti ai lavori, ma non incida più come prima – in tutti i sensi, e questo è un dato di fatto. Si vive soprattutto di catalogo, o così pare. Basta dare un’occhiata alla homepage del suo sito oggi: tutte le news riguardano ristampe o reunion. La voce Fugazi – ahinoi – cade sotto la prima categoria. E conoscendoli possiamo dubitare che finirà mai sotto la seconda. Come già fatto con Minor Threat qualche anno fa e pochi mesi orsono con i Rites of Spring – le band di cui il quartetto di Ian MacKaye, Guy Picciotto, Brendan Canty e Joe Lally ha raccolto l’eredità – anche in questo caso viene alla luce ufficialmente un demo della primissima ora.
Siamo nel gennaio del 1988. I Fugazi hanno all’attivo appena dieci concerti. Le registrazioni all’Inner Ear Studio sono quasi un esperimento, il gruppo comunque ne ricava una cassetta che distribuisce gratis ai concerti incoraggiando chi ne entra in possesso a duplicarla e a farla circolare. Dei brani incisi in queste session solo In Defense of Humans fino a oggi aveva visto la luce (sulla compilation collettiva State of the Union), mentre Turn off Your Guns è un inedito assoluto. Tra gli undici pezzi, troviamo versioni embrionali di futuri classici come Waiting Room e Merchandise e dell’intero set del 3 songs EP, ma anche di Furniture, il brano la cui registrazione ufficiale è arrivata solo nel 2001.
Per quanto manchi la seconda chitarra che Picciotto non imbraccerà fino a Repeater, la scrittura e le dinamiche del suono Fugazi appaiono molto più che abbozzate. Waiting Room manca ancora dei controcanti ma ha sviluppato il suo inconfondibile groove ritmico, i suoi accordi scricchiolanti su una propulsiva linea di basso e i suoi avvincenti stop & go (come dire, l’ossatura portante dello stile del quartetto di Wahsington DC). Lo stesso si può dire del reggae accelerato di Merchandise – o di quello solamente ispessito di Badmouth – con i suoi chop ficcanti di chitarra, dei caracollanti giri di Furniture o della stessa Song #1, esempio quanto mai calzante di crossover tra punk rock e hip-hop.
Da questo punto di vista i Fugazi sono un gruppo diversissimo, per esempio, dai Rage Against the Machine – per messaggio, attitudine, scelte sonore e non solo – eppure anche il loro è un esempio magistrale di crossover, meno affine all’hard rock classico e più vicino a certe contorsioni e contratture ritmiche del post-punk (Gang of Four, Pop Group, PIL) e soprattutto più versatile, ché non li hai visti imprigionarsi da soli in una formula come accaduto a tanto funk-metal e funk-punk.
Queste considerazioni vanno molto al di là del demo, che – tanto per chiarire – suona benissimo. Non so quanto gongoleranno i fan, ma difficilmente disprezzeranno e i più filologi a questo punto vorranno anche un’edizione ufficiale per altri demo: quelli prodotti da Steve Albini e poi scartati per i pezzi che avrebbero formato In on the Killtaker. Lì si aprirebbe tutto un altro discorso, interessantissimo, sul perché un’accoppiata del genere non abbia potuto funzionare. Dischord, se ci siete, battete un colpo…
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