Recensioni

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Non fatevi ingannare dal titolo nerdy o dalla foto di copertina fin troppo zen: il secondo disco del cantautore romagnolo Frei è pop all’ennesima potenza, come non se ne sentiva da un po’. Sguardo rivolto al cielo (Ho visto gli alieni) ma piedi ben piantati in una tradizione cantautorale riletta con una leggerezza semiseria che evita le banalità, mantenendo una certa freschezza di fondo. Impressionante la facilità con cui i dieci brani della tracklist ti si appiccicano addosso, ancor più se si considera un tessuto strumentale essenziale, privo di grossi abbellimenti, quasi rock se ci passate la banalità: chitarra, basso, batteria, tastiere e la partecipazione sporadica di qualche altro strumento.

Tutto qui, per una scrittura capace di confezionare almeno sei o sette potenziali singoli senza scadere mai nel revival più bieco e con in più il valore aggiunto di testi sempre all’altezza. Se con la title track ci si ritrova ad osservare Marte dallo spiazzo del quartiere, in Angela ci senti certi Strokes mescolati a un approccio melodico che ricorda Lucio Battisti e Ivan GrazianiLe mie manie è ironia da sopravvissuti alla quotidianità, L’universo da qui ha l’odore dei migliori Beatles. La seconda parte di 2013: Odissea nello spiazzo rallenta un po’ i ritmi, cerca consapevolmente una dimensione più raccolta, recuperando il Frei che avevamo conosciuto nel precedente Sulle tracce della volpe. Per chiudere poi con la ninna nanna à la De André di Ovunque mi porti, degna chiosa di un disco godibile, divertente e perfettamente riuscito.

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