Recensioni

6.8

Un cantautorato-folk di sponda, fatto di mezze luci e di domeniche mattine passate tra le lenzuola: Francesco Cerchiaro sta più o meno tra un Ivano Fossati meno istituzionale, il passo fluido e giocoso del miglior Finardi e un Frei ugualmente minimale e ironico. Tolte certe reminiscenze del De André periodo Bubola (Il ritorno di Rebecca), il resto è un programma musicale originale e solido nei testi quanto in musiche con ascendenze pop alte, in cui certi valzer solcati da trombe desertiche in stile primi La Crus (Ultimo valzer a Teheran) fanno il paio con pianoforti appena accarezzati che parlano d’amore (Le bugie della domenica (mattina)), ma in un modo tutt’altro che banale.

Nella poetica di Cerchiaro c’è un po’ di ciò che ha reso De Gregori quello che è, ovvero il saper costruire piccoli mondi poetici, credibili e autosufficienti, in cui chiunque possa identificarsi (Filastrocche per bambini) senza troppa fatica. Quello che è il tratto distintivo dell’artista, e cioè una voce raccolta, calda, da monolocale arredato, diventa però alla lunga l’unico elemento potenzialmente ripetitivo, in un disco che funziona nonostante qualche passaggio melodico forse un tantino monocorde. Eppure c’è onestà e passione, oltre che la capacità di forgiare un songwriting che non vive solo di luce riflessa.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette