Recensioni

7.1

Enrico Dutto e Francesco Lurgo, in arte FLeUR, continuano nell’esplorazione dell’usabilità uomo-macchina con un approccio post-rock di matrice elettronica sempre più efficace. Intenzioni rintracciabili in nuce già dall’EP Supernova, Urgent Star del 2014 e che successivamente hanno acquistato maggiore ariosità con l’album The Space Between (2017), per arrivare, ora, a un primo rifinito compimento nel nuovo Caring About Something Utterly Useless.

Un album il cui perimetro sonoro può essere circoscritto tra le linee malinconiche dei Mogwai più laterali, quelli di colonne sonore come lo scarno e sottovalutato gioiellino di Les Revenants, l’elettronica dei Boards Of Canada di Geogaddi virata dark e i Labradford più cupi della seconda metà dei ’90. Un impasto personalizzato con un’interessante modalità compositiva, che se da un lato cura nel dettaglio gli arrangiamenti e le armonizzazioni, dall’altro lascia vagare intatta quella capacità intuitiva che permette alle tracce di svilupparsi con dissetante naturalezza.

Ne è un perfetto esempio il suggestivo climax dell’apripista The Lowest Tide (For Matteo G.), che con calibrato drammatismo si sviluppa da una malinconia rarefatta fino a sferzanti esplosioni sintetiche. In più il duo riesce ad arricchire la visione con alcune sottili variazioni sul tema che conferiscono un’intelligente profondità visiva, pur mantenendo la barra della rotta ben salda: si lasciano dominare dall’elettronica nelle teorie IDM di The Philadelphia Experiment (For Gwydion), oppure rileggono i Calexico in chiave squisitamente cold wave puntellandoli di strani raccordi dub in Unnatural Grace, mentre in My Battery Is Low And It’s Getting Dark trasmutano tensioni dance in sospensione isolazionista.

I FLeUR hanno un gran bel tocco e con Caring About Something Utterly Useless riescono a mostrarci senza fatica un considerevole talento nel maneggiare la materia, facendoci trascorre un’intensa mezz’ora di ipnosi emozionale.

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