Recensioni

7.2

Il sostrato che ricopre la musica dei FIDLAR è tutto fatto di skate-rock tardo ’90, punk-pop senza colpo ferire, vizietti da slacker e modulazioni garage-rock. Siamo, insomma, dalle parti dei Green Day, degli Offspring e più in generale nei paraggi di quelle ultime geniali intuizioni delle major di produrre band dannate senza che lo siano davvero. Come dimostrato con il precedente e ancora un po’ acerbo album omonimo, tutto ciò per i quattro non sembra essere necessariamente un limite o un problema, anzi: spallucce alzate e piede sull’accelleratore, e tutti i preconcetti e i luoghi comuni vanno a farsi benedire. La band losangelina conferma anche in questo secondo episodio in studio quella voglia di divertirsi divertendo, senza porsi troppi paletti di genere, con chitarre ricche di riferimenti, testi zuppi di sfoghi tardoadolescenziali e quella godibile attitudine che porta a far casino.

Decisioni sbagliate, cattive abitudini, un mirino perennemente fuori fuoco di chi proprio non vuole saperne di crescere. Too è tutto questo, con l’aggiunta di una maggiore incisività e una tendenza all’eccesso che riempie di tensione fino all’orlo sia i momenti più morbidi, che quelli più tirati (Drone). C’è poi una ricchezza di suoni e vezzi che impreziosiscono un percorso costruito sulle più svariate influenze: dai tanti momenti radio-friendly (Sober, Leave Me Aleone) alla townshendiana Why Generation, dalla scanzonata West Coast alla reediana Overdose. Canzoni che hanno spesso poco a che fare l’una con l’altra, ma tutte godibili e in grado di catturare l’attenzione fin dal primo ascolto.

Lontani dalle ambizioni, dalle pretese o dalle illusioni, qui i problemi sono legati ad una sopravvivenza quotidiana. A patto che vi vogliate divertire senza porvi troppe domande, questo potrebbe essere il disco giusto.

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