Recensioni

5

Buona parte di ciò che di positivo si ascolta nel disco d'esordio del giovanissimo Federico Braschi la si deve alla produzione di Antonio Gramenteri, Franco Naddei e Dario Sapignoli. Questi ultimi bravi a nobilitare con un pop-rock in bilico tra Irlanda e frontiera a stelle e strisce dieci canzoni che arrangiate con meno cura avrebbero forse rivelato tutti i loro limiti. Nel caso del musicista romagnolo si parla infatti di un giovane cresciuto a Gang, Francesco Guccini, Fabrizio De Andrè, Modena City Ramblers, un mappamondo stilistico che ritorna in Tra le nuvole e l'asfalto finendo per trasformare il disco in un vero e proprio corto circuito.

A poco servono gli ospiti illustri chiamati a contribuire (Gang, Massimiliano La Rocca e Lorenzo Semprini dei Miami And The Groovers, Franco D'aniello, Davide Morandi e Francesco Moneti dei Modena City Ramblers) se non a rendere ancor più chiara una filiazione che non lascia scampo. Legami parentali che nella cover di Hotel Supramonte diventano poi una sudditanza comprensibile, ma non per questo meno dannosa. Nelle dieci (pur gradevoli) tracce di Tra le nuvole e l'asfalto non c'è segno di quell'inquietudine che ti aspetteresti da un esordiente a cui viene data la possibilità di incidere un disco: tutto è classicismo forzato, monocromatismo pacificato ma di riciclo, credibilità che sfocia nella didascalia. Un ricalcare le orme dei padri che rischia seriamente di minorare il futuro dei figli.

Certo c'è la giovane età (siamo sui vent'anni) a offrire giustificazioni plausibili e qui sospendiamo il giudizio, visto e considerato che in giro si ascoltano produzioni peggiori da gente con più esperienza. Il consiglio tuttavia è di ripartire da zero, non dimenticando che non sono gli errori a condannare un artista, ma la paura di fare delle scelte personali.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette