Recensioni

7.2

Tipico dei Father Murphy: ti spiattellano un EP vinilico tra un disco e l’altro e scopri che, invece di rappresentare un lavoro di passaggio, il suddetto è una specie di rivoluzione. A cominciare da una formazione che, se è vero quello che leggiamo nei crediti del disco, non comprende più Vittorio De Marin: “Father Murphy (is) Rev. freddie Murphy and Chiara Lee. Vicar Vittorio De Marin, after recording the EP, decided it was time to let Rev. freddie and C. Lee proceed on this journey alone”. Ne prendiamo atto non senza una punta di sgomento – gli equilibri del gruppo hanno sempre vissuto, in primis, su rapporti personali/musicali strettissimi – ma anche consapevoli che ormai la band è un circolo geograficamente e artisticamente allargato, come dimostrano i nomi di Ezra Buchla (voce), Gianni Giublena Rosacroce (clarinetto), Daniel Schleifer (tuba) e Michael Jeffries (sax) tra i collaboratori del disco.

C’è poi lo stratagemma flaminglipsiano dell’ascolto simultaneo dei due 10” su due giradischi diversi (sommatoria dei brani: A1+B1 e A2+B2) ad arricchire il piatto, una scelta che conferma ancora una volta come il centro dell’universo Father Murphy non siano più i passaggi singoli, ma il suono complessivo, l’idea che se ne ha, la sua filosofia. Un suono che in Pain Is On Our Side Now si fa ancora più cavernoso e inquietante rispetto al passato, inchiodato com’è a un droning sulfureo (Let The Wrong Rise With You), a certe soggettive frantumate che creano spaesamento (They Will All Fail You), a claustofobie sotterranee e industriali (Despite All The Grief), ma anche ad elementi stilistici ormai consolidati (i passaggi percussivi di Bones Got Dry). Tutto pare quasi un’estremizzazione in chiave ambientale di brani come It Is Funny, It Is Restful, Both Came Quickly dall’Anyway Your Children Will Deny It del 2012.

Quello che nelle tracce singole emerge come elemento caratteristico e disturbante – ascoltatevi, ad esempio, i suoni imponenti dal secondo minuto al quarto di Let The Wrong Rise With You -, nell’ascolto corale (ovvero nelle tracce “composte”, comunque presenti nel nostro promo digitale) diventa una sceneggiatura orrorifica piena di layer, voci dall’aldilà e crateri senza fondo (Let Them All Fail With You), o magari tre minuti in saturazione tra vibrazioni telluriche da panico (Grieving For Our Bones). Con un Greg Saunier dei Deerhoof (sodale confermatissimo) che qui diventa ancor più influente in sede di missaggio e di volumi, considerata anche la struttura generale del progetto.

Resta da capire in che direzione si stia muovendo la band trevigiana. Quel che è riuscita a fare negli ultimi anni – e ancora di più con questo EP – è stato concepire un suono estremo, dai confini labili ma riconoscibili, capace di competere con illustri produzioni estere (Swans e Liars, in primis) come di segnare uno scarto rispetto alla media dei prodotti musicali nostrani. Dove tutto questo possa portare, in termini di ulteriori aggiornamenti sonori e di evoluzione stilistica, non riusciamo davvero a immaginarlo: se a una reiterazione potenzialmente infinita e con minime variazioni sul tema di quanto si ascolta ora, o magari a una cesura netta forse inevitabile (e già avvenuta in passato, pensiamo ad esempio a quanto è lontano dal presente un disco come Six Musicians Getting Unknown). Ma forse è proprio questo, alla fine, l’elemento più affascinante della parabola dei Father Murphy: il fatto cioè di non sapere bene in che girone ti trovi di quella versione personalizzata di Inferno dantesco che la band è riuscita ad apparecchiare nel tempo.  

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