Recensioni

Se gli Ultimate Spinach, nel 1967, piazzavano sulla copertina del disco d’esordio l’ortaggio citato nel loro moniker – elemento psichedelico nella concezione, prima che nella connotazione grafica -, la Eterea Postbong Band elegge invece il cavolo romano a immagine di questo Bios. Nessuna velleità lisergica da associare alla geometrica crucifera, trattasi invece di simbolismo per questioni matematiche riguardanti la serie di Fibonacci e la sezione aurea, quest’ultima richiamata dallo sviluppo spiraliforme del suddetto cavolo (ma anche di un milione di altre cose in ambiti completamente diversi, dalla biologia all’architettura, dall’astronomia alla fisica). Estensione di un concept che coinvolge tutto il lavoro, a partire dai titoli dei brani (dedicati a Fibonacci, ma anche al campione di scacchi Kasparov e al matematico Ramanujan) fino ad arrivare alla musica stessa degli EPBB.
Se nella paradigmatica Fibo «ciò che sembrava complesso e cervellotico prima di iniziare, si è subito trasformato in un sentire naturale […]» e « tutta la struttura si basa su cellule ritmiche di 1-2-3-5-8 (parte della sequenza di Fibonacci, ndr) a diverse velocità», nel resto del disco si indaga il limite tra dimensione micro e macro, tra bios e regole matematiche. La musica interpreta il copione attraverso un meccanicismo razionale, impeccabile e aperto ad ogni possibile stimolo sonoro: il Captain Beefheart post atomico di Homo Siemens tra slide guitar a singhiozzo, sincopati deliranti e fiati in odore di no wave, i Pink Floyd frantumati di Scipstep, i deragliamenti ritmici di Mentina, le aperture spacey-psych-dub dell’iniziale The Rise of Ramanujan su un campionamento tratto dal cortometraggio danese di Jørgen Leth The Perfect Human.
L’immaginario richiamato si armonizza perfettamente con l’approccio alla musica cerebrale e deframmentato della band veneta (vengono in mente, per “sbuzzo” scientifico similare, proprio quegli Uochi Toki con cui i nostri divisero, nel 2007, la paternità de La chiave del 20), un suono in cui l’aspetto ritmico definisce tempi e modi prendendo un po’ sopravvento su tutto il resto. Si parla comunque di un disco assai divertente, con lo spessore concettuale di un teorema algebrico e il surrealismo vaporoso di un film dei fratelli Cohen.
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