Recensioni

7.2

Una personalità affascinate quella di Eric Chenaux, cantautore e chitarrista canadese capace di scrivere canzoni con piglio avant eppure melodiche e ricche di un particolare sussulto sentimentale. Una sensibilità in parte vicina a quella di artisti come Arthur Russell ed esaltata da un timbro vocale che scivola tra la delicatezza di un Marvin Gaye, le ricercatezze di Micah Gaugh e qualche inflessione à la Antony. Un insieme di ingredienti che rendono ogni capitolo discografico del Nostro misteriosamente magnetico.

A due anni dal precedente Slowly Paradise, Chenaux torna a farsi sentire con il nuovo album, Say Laura, un lavoro maggiormente intellegibile rispetto al suo predecessore, ma non per questo meno celebrale e toccante. Le sei lunghe tracce dal sapore minimalista si muovono con un afflato morbido, tra soft jazz e sospensioni dreamy color pastello, ben puntellate però da dettagli capaci di valorizzarne ogni singolo momento. Merito non solo di una composizione ben cesellata ma anche di un meditato uso di pedali e drum-machine che le arricchiscono con particolari intuizioni ritmiche e scarti emozionali centrati.

Un flusso che funziona a meraviglia, a partire dal delicato soul di Hello, How? and Hey, in cui lentamente prendono corpo sussurri liquidi che arrivano come brividi leggeri; passando per la sospesa e sognante Your New Rhythm, che improvvisamente divaga in solipsismi auto-riflessivi di chitarra acustica costringendoti a seguirla fin dove vuole; e fino alle pudiche pulsazioni di contrabbasso di There They Were, un folk quasi astratto che si protrae per ben 13 minuti, tra rarefatte improvvisazioni free e un azzeccato finale mantrico. Hold The Line aggiunge invece un sapore di elettronica astrale, così come la circolarità attraversata da sussulti di ring modulator delle due versioni della title track. Un lavoro di grande eleganza.

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