Recensioni

Per un autore musicale che opera in Italia, progettare una sua seconda release è un po’ come una specie di conquista da vello d’oro senza scranno al rientro in patria. E metteteci che la patria uno ce l’ha a 1200 metri da terra, per la precisione a Piandelagotti in provincia di Modena, beh che ve lo dico a fare? Se va di sfiga, tocca fare l’autostop. Emiliano Mazzoni però ci crede e in Cosa ti sciupa ci mette tutt’un trasporto e poi una testa di quelle, che uno si crea dopo anni e anni di stoicismo e vita forte, dal fuoco in petto dopo un bel sorso di grappa. A seguirlo/accompagnarlo come un Virgilio verso l’ennesimo psicopompo, Luca Alfonso Rossi, ex Ustmamò, anche se il grosso del lavoro quasi tutto fatto in casa.
Ballo sul posto, esordio di due anni fa, era un disco in filigrana, fatto di locuzioni sospese. Una curiosa bellezza interlocutoria che piantava cirmoli profumati e notturni. Questo secondo figlio riesce a rivelare sguardi. E sono occhi bellissimi. Ma perchè te ne vai quarant’anni fa avrebbe vinto Sanremo e oggi ci lascia un ritornello amaro; Diva irrompe in una casamatta senza guarnigione, deserto dei tartari e protocollo d’armonica; Ciao tenerezza è un valzer da belle epoque in quadrante felliniano; Hey boy lo swing ivesiano che manco Buscaglione; Ragazza aria ha il gusto di quella new wave anni ’80 solo musica italiana che però cede in elettronica e dà di pop blues, uno strano animale che nelle piante ferite di Mazzoni piglia un colore quarzato con punte di quinte; Nell’aria c’era un forte odore potrebbe trovarsi in qualche album del primo Enrico Ruggeri e invece è uno spaghetti twang in rispettoso Butch Cassidy in fuga per la Patagonia; Tornerà la felicità culla Battiato e Sakamoto; Non rivedrò più nessuno saluta la guerra per i tasti più bianchi del piano, vero protagonista della serata.
Mazzoni sembra aver fatto non uno, ma dieci, venti, cento salti in avanti rispetto a un Ballo sul posto che sostanzialmente era bello sì, con i suoi rimandi waitscaposseliani, ma a confronto con questo non regge la partita. Quasi da non credere.
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