Recensioni

La producer, DJ e selezionatrice musicale per Babyloon, Elisa Bee, torna a un anno di distanza da Part Four con il nuovo EP Mind Game e con non poche novità, sia a livello musicale che concettuale. Approdata sulla Unknown To Unknown di DJ Haus (messa in contatto con lui grazie a Jimmy Edgar), l’artista di stanza a Milano mette sul piatto la sua opera (al momento) più a fuoco. E’ una house asciugata e prepotente, quella che sentiamo, concentrata sul ritmo, i clap e gli hi hats, una griglia serrata che sa farsi anche materia per l’anthem, magari strizzando l’occhio a certi tribalismi androidi dalle parti di Plastikman (confrontate Mass con Spastik per farvi un’idea).
Mind Game prende spunto delle grandi passioni di Elisa per fisica, filosofia e misticismo, coltivate da autodidatta macinando libri su libri. Parliamo quindi di un’unione immaginaria tra terra – anzi, ghetto – e cosmo, dove vengono ricreati i suoni di stelle di neutroni (Pulsar appunto) a partire sì da synth dilatati e atmosferici, ma porgendo sul piatto una sorta di reggaeton a grado zero, metti i Major Lazer in una improbabile svolta industrial, oppure descrivendo in maniera del tutto personale i cicli cosmici nel buddhismo e induismo in Kalpa (termine che indica un ciclo cosmico di 4,32 miliardi di anni, cioè un “giorno di Brahma”), per una ricerca sonora che grida alla personalizzazione di una house music essenziale e minimalista, messa a fuoco a partire dalle sue peculiarità più ancestrali e ruspanti.
Le atmosfere si fanno crude e pesanti (Mass) e non trovano spazio orpelli e gingilli elettronici, bensì esplosioni di bassline ficcanti da nottata al Berghain (Awaken) e visioni svagate e astratte. Elisa Bee segna così la sua svolta più ardita, un’evoluzione coerente e perfettamente legata al suo passato e presente. Consiglio del sottoscritto, non fatevi ingannare dal primo ascolto.
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