Recensioni

7.4

Non è possibile approcciare El-P in maniera unilaterale. Il rapper di Brooklyn è dedito ad una costante sovrapposizione di narrative che si impongono all’attenzione simultaneamente, impedendo un qualsiasi piano di lettura che non sia molteplice. Il titolo di questo ultimo album non è da meno. Cancer 4 Cure è sia una dedica all’amico Camu Tao morto di cancro ai polmoni, sia espressione della sua paranoia e della sua visione distopica–They wanna kill you, you are the cancer, you are the fucking problem canta Maline su True Story–, che il suo stesso raccontarsi. El Producto è il cancro della cura, il guastafeste, quello sempre pronto a sputare fuori il suo veleno, a rovinarsi la vita con le sue mani. Sempre pronto a ricordare all’ascoltatore che alla fine il mondo è una nave che affonda come la Costa Concordia, e allora tanto vale passare sopra tutto e tutti pur di sopravvivere.

Questi sono i tre piani attraverso i quali El-P dipana il suo discorso: una narrazione distopica di una società tirannica che è sia a venire quanto già presente (il suo Drones Over Brooklyn predice sinistramente l’uso domestico dei drones di ritorno dall’Afghanistan), il discorso dell’hip hop e della cultura pop, ed infine la narrazione prettamente autobiografica. Nessuno di questi piani è fondamentale rispetto all’altro. Spesso si presentano insieme, stratificati in una unica figura come succede in the Jig is Up e Sign Here dove l’incontro e la seduzione prendono la forma di una spy story, si tingono di paranoia ma anche di insicurezza maschile, con mosse di contro-spionaggio ed il sesso viene raccontato nella forma di un interrogatorio dove la safe-word è Yes. Altre volte i piani si susseguono uno dopo l’altro senza un ordine preciso. Request Denied apre il disco con la voce Burroughs, a delineare come questo sia un atto di resistenza personale contro la società del controllo, per poi sfociare in una delle vette di lirismo più alta dell’hip hop degli ultimi dieci anni. Meline ricorda la sua infanzia quando seduto sulle ginocchia di suo padre, pianista jazz, questi gli insegnava l’armonia al pianoforte. Ci racconta come le note erano una pioggia che cadeva al ritmo degli spari e delle sirene, e come quelle corde legate ai tasti–Could relieve us of doom / Give the room some silence, stop violence.

Nonostante questo non bisogna accumunare El-P all’ondata di intimismo, dalla prosa purpurea, che è stato protagonista dell’hip hop sotto la protezione dei suoi due santi Yeezy e Drake. In Oh Hail No El-P sfotte apertamente il sentimentalismo di questi artisti e si dichiara completamente ostile a questa svolta verso la soggettività della classe media. El-P è orgoglioso del suo esser ancora legato alla strada, delle sue droghe da povero (principalmente ossicodone da qualche dollaro a botta), e nella sua dichirazione di intenti dichiare che ogni suo respiro–is a criminal, critical breach, bloody guns, speech, beat minimalismo. Anche la forma di Oh Hail No è un throw back alle rap battles. El-P, Mr. Mutherfuckin’ Esquire e Danny Brown si alternano al microfono lanciando dissing ed esibendo un notevole virtuosismo della parola. Ogni strofa è meticolosamente costruita ed include complesse polisemie. Su un forum si è riusciti a contare addirittura sei possibili significati per la strofa Inspector Gadget with the ratchet.

Cancer 4 Cure è un album solidissimo, al limite dell’impeccabile. Ma la sua importanza, per questo 2012, sarebbe diminuita se non si menzionasse il suo essere in compagnia di due altri album: R.A.P. Music di Killer Mike e Machines that Make Civilization Fun di Bigg Jus. Questa triade mostra, soprattutto considerato l’impatto sulla critica, un riassestamento che è in atto all’interno della musica indepipendente e come l’hip hop, dopo anni in sordina, sia ancora una volta rilevante.

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