Recensioni

SICK! è l’ultima fatica dell’ex Odd Future, ormai assente dalle scene dal 2018, anno di pubblicazione del suo acclamato Some Rap Songs, che tanto aveva fatto parlare pubblico e critica, riscuotendo ampi consensi da ambo le parti. Ebbene, questo nuovo capitolo – fuori per la solita Tan Cressida Records – si presenta come un prodotto ben più ragionato rispetto ai predecessori: il solito rapping dal carattere riflessivo stavolta è contrassegnato da una pronuncia più chiara e in netto distacco con il tipicamente biascicato mumble flow; le produzioni, in pieno stile East Coast – grazie all’inconfondibile tocco di due garanzie come The Alchemist e Black Noi$e in particolare –, sono baciate da un impeccabile uso del sampling (Tabula Rasa), prive di batteria (Lye), spesso animate da atmosfere cupe (Titanic) e dalle venature spiccatamente emo (Sick!). Produzioni che a loro volta non possono non richiamare l’influenza di importanti produttori del calibro di J Dilla o Madlib.
Si tratta di un disco lento – nonostante i 24 minuti di durata complessiva –, di pesante fruizione, talvolta ammorbidito da bangers tanto interessanti quanto sporadici (Lobby(int) su tutti), ma non per questo noioso, anzi. Il tutto affiancato ad un ricercato lavoro sui testi che sembra premere con assoluta decisione su temi che rappresentano un vero e proprio superamento di quelli che erano stati gli elementi chiave del precedente Some Rap Songs: il dolore ed il trauma sono qui finalmente accettati, in favore di una ben più confortante visione del futuro. E, in questo senso, non possono certo suonare casuali le parole del cantante ed attivista Fela Kuti, tratte dal documentario Music Is the Weapon datato 1977 ed inserite a regola d’arte al termine della title track: «Per quanto riguarda l’Africa, la musica non può essere divertente. La musica deve essere rivoluzionaria. La musica è l’arma».
La musica, dunque, diventa l’unica vera arma a disposizione di Earl per rendere possibile la costruzione di un futuro – legato a doppio filo ad un passato piuttosto amaro e già ampiamente raccontato dal rapper statunitense – che sia all’insegna della speranza, dell’accettazione, del rinnovamento. Ancora una volta rap, prosa ed attivismo si trovano ad essere strettamente collegati, racchiusi in un progetto capace di farsi interprete di un messaggio mai disgiunto dalla musica. Un messaggio che a sua volta non poteva non risentire di due influenze rivelatesi cruciali nella vita del rapper, tanto da generare una perfetta metafora dell’eterno contrasto che vige tra la vita e la morte, rappresentato proprio dalla recente nascita del figlio e dalla pandemia tuttora in corso. Gli effetti del COVID-19, infatti, si respirano in ogni traccia del progetto – tra isolamento, vaccini, sensazioni di pericolo – e a partire dalla copertina – con tanto di mascherina sul volto –, finendo per dominare dal punto di vista concettuale un progetto che nella sua versione “ottimista” – poi scartata da Sweatshirt – avrebbe compreso ben 19 tracce.
E, forse, SICK! non vuole essere nient’altro che questo: un prodotto complesso, basato su un’impegnativa ricerca interiore, che gode dell’influenza e del supporto di importanti riferimenti culturali, capaci a loro volta di consegnarci un artista fortemente rinnovato al suo interno. Con buona pace dei suoi detrattori.
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