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6.7

Girando per le corsie di un supermercato, per studiare i comportamenti umani, osservare analogie e differenze di classe, respirare il consumismo, l’industrializzazione e i feticci del contemporaneo da vicino, attraverso un gesto quotidiano e banalissimo. Annie Ernaux l’ha concepito esattamente così il suo romanzo/album di riflessioni puntualmente sociologico e schiettamente poetico, Guarda Le Luci Amore Mio, opera realizzata tra il 2012 e il 2013 che ha contribuito, dieci anni più tardi, alla conquista del Nobel per la Letteratura da parte della scrittrice francese. Ed è da questo immaginario del quotidiano e del sociale, personale e politico, quindi di dentro e fuori da sé, che si stende la consueta tessitura di cantauto-rap engagé, amaramente ironico e vagamente esistenzialista firmata da Dutch Nazari, qui alle prese con il suo quinto LP a tre anni di distanza dall’ultimo Cori Da Sdraio (2022).

Guarda Le Luci Amore Mio cerca di raccontare le sensazioni contrastanti della contemporaneità in una salsa indie pop che guarda tanto all’elettronica ballerina e robotica dei Coma_cose quanto al rap intellettuale ed elitario di Dargen D’Amico e Willie Peyote.

Il risultato è quello che ci si aspetta da un classico progetto presentato dal rapper/cantautore padovano: un inscalfibile massimalismo espressivo fatto di incastri, abili giochi di parole, concetti complessi e ampiamente elaborati, uno schema metrico intelligente ma alle volte troppo lezioso, strumentali sintetiche e certamente sofisticate, e un timbro vocale limitato e monolitico a tentare di ricamare il tutto senza riuscire sempre a cavarsela. È il limite espressivo di un rapper che vuole molto e non sa cosa sacrificare dai suoi testi, che ama soffermarsi sulle sue idee e sacrificare, a volte, la musicalità delle strofe o l’impatto della punchline

Tuttavia, nonostante i classici difettucci intrinseci nell’idioma nazariano, tra nostalgia, turbe interiori, dubbi e accuse, il disco riesce a essere particolarmente coerente al suo interno, appassionato e indubitabilmente intelligente e originale, strappandosi qualche highlight di grande caratura, specie quando Nazari abbandona lo sterile gioco di parole di qualche fase per scavare davvero in profondità, dentro e fuori di sé. Contrappunto, ballad intima e candida ma al contempo tagliente, è eccezionale nel prendere l’amore e raccontarlo con poetico lirismo e spunti da grande penna (“Piccoli attriti diventano liti, specie se acuiti da traumi sopiti e mai decostruiti, lascio che gridi e ti aspetto sulla spiaggia dove il mare della nostra rabbia lascia i suoi detriti”); Fatto Male, immersiva e caotica (vicina a certi sound robotici di Madame) riesce a raccontare con chiave originale i traumi e i demoni del passato (“Chiudi le finestre che c’è vento ed escon tutte le idee, se non pulirò mai i vetri, il mondo prima o poi potrebbe sparire”), mentre Von Der Leyen freestyle è un ritorno alle origini dall’acuto retrogusto conscious e il solito spleen endemico a governare le operazioni (“È una stanchezza che non passa dormendo, una tristezza che non passa col tempo”).

Meno malinconico di Amore Povero o impegnato di Ce Lo Chiede L’Europa (o genuino di Diecimila Lire), Guarda Le Luci Amore Mio mostra sicuramente cosa succede quando una penna astuta parla di temi complessi e originali, un’operazione che nel mainstream vediamo sempre meno. Quindi, nonostante un risultato non travolgente né irresistibile, il rap intellettuale italiano continua ad avere dei rappresentanti affiatati e interessati a portare avanti questo modo di interpretare l’hip hop.

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