Recensioni

Bravi a contestualizzare senza cadere nel tranello della scopiazzatura, bravi a gestire uno stile ispirato ma non invadente, bravi a suonare al disco d’esordio come una band con dieci anni di storia alle spalle. Droning Maud da Rieti, ovvero lirismo new wave senza tanti orpelli abbonato a chitarre elettriche, basso, batteria. Una formula che dal punto di vista della varietà strumentale forse non promette molto, ma che riesce a dare il meglio di se quando si tratta di lavorare di cesello sulle melodie. Queste ultime sempre puntuali, spiccatamente anni ottanta, armonicamente elaborate. Tanto che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare osservando il peso specifico dei fattori in gioco, non sono soltanto i soliti Joy Division a emergere dalle sette stazioni di The World Of Make Believe, ma una serie di rimandi diversissimi tra loro. Tra i tanti, i R.e.m., le chitarre di The Edge, gli Smiths, ma anche inaspettati accenti melodici new romantic. Materiale comunque, in linea con l’immaginario di riferimento e capace di conquistare credito senza grosse difficoltà.
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