Recensioni

Ad una settimana dall’uscita mondiale (più o meno), Strange World: Un Mondo Misterioso è stato dichiarato uno dei più grandi flop commerciali della Walt Disney Animation Studios. Le cause possono essere molteplici, ma le principali sono essenzialmente due: una pessima campagna marketing (trailer non accattivanti) e l’evidente crisi delle sale cinematografiche (la comodità di Disney+). Ma secondo gli ultimi dati, il film di Don Hall (Big Hero 6, Oceania, Raya e L’ultimo Drago) non ha ancora raggiunto i trenta milioni di dollari d’incasso, a fronte di un budget da centottanta milioni circa, e le cifre sono ancora più scioccanti se pensiamo al solo mercato statunitense, dato che è stato distribuito durante il weekend del Ringraziamento.
Quindi i numeri sottintendono anche che il problema potrebbe risiedere proprio in questo 61° Classico, incapace di spingere le persone fuori di casa o di convincere quei pochi che l’hanno visto ad adoperarsi per il buon vecchio passaparola. Ancora una volta, l’ultima spiaggia si dimostrerà essere lo streaming e, probabilmente, non passerà troppo tempo prima di poterlo (ri)vedere sugli schermi di casa; magari durante le festività natalizie, esattamente come era successo l’anno scorso con Encanto di Byron Howard e Jared Bush (che è stato invece un trionfo). Ma di cosa parla Strage World?

Jaeger Clade (Dennis Quaid) è il famoso esploratore-avventuriero della terra di Avalonia e il suo sogno è oltrepassare le montagne innevate che coprono l’orizzonte. Per questo motivo organizza una spedizione a cui partecipa anche il figlio ventenne Searcher (Jake Gyllenhall) e la coraggiosa Callisto (Lucy Liu). All’improvviso, durante la scalata dei monti, il gruppo scopre una straordinaria pianta le cui bacche sono fonte di energia elettrica (verrà chiamata Pando). Jaeger e Searcher cominciano a litigare perchè il primo è intenzionato a continuare il viaggio mentre il secondo, appoggiato dal resto del gruppo, vuole tornare ad Avalonia per sfruttare i poteri della pianta; la discussione termina con Jaeger che decide di continuare in solitaria la spedizione, dalla quale però non farà più ritorno.
Venticinque anni dopo ritroviamo Searcher a capo di una fattoria di Pando, è sposato con l’aviatrice Meridian (Gabrielle Union) e hanno un figlio adolescente di nome Ethan (Jaboukie Young-White). Come previsto, la pianta ha migliorato la qualità di vita di Avalonia ed è usato come “carburante” per qualsiasi futuristico oggetto domestico o mezzo di locomozione. Al termine di una tranquilla giornata di lavoro, l’amata sindaca Callisto fa visita alla famiglia Clade, annunciando che in molte regioni le piantagioni di Pando stanno morendo, forse per colpa di un parassita; la risposta potrebbe trovarsi nascosta nelle profondità di Avalonia, dove si sono sviluppate le radici del Pando, e così viene organizzata una spedizione al centro della Terra per salvare la preziosa risorsa (e forse ritrovare nonno Jaeger).

Certamente non è la prima volta che Disney pesca a piene mani nell’immaginario della grande letteratura d’avventura ottocentesca (J. Verne, R. L. Stevenson, H. Melville), novecentesca (E. R. Borroughs, A. C. Doyle, H. P. Lovecraft) o nelle stramberie da pulp magazine (Amazing Stories, Other Worlds, Weird Tales). Nel campo dell’animazione è impossibile non pensare alla triade, a cavallo degli anni Duemila, composta da Tarzan (K. Lima e C. Buck, 1999), Atlantis – L’impero perduto (G. Trousdale e K. Wise, 2001) e Il Pianeta del Tesoro (R. Clements e J. Musker, 2002); tra l’altro è stato il periodo in cui la casa di Topolino ha iniziato a fondere il disegno tradizionale con la CGI, superando – in un certo senso – i confini del conosciuto a favore di un nuovo mondo. Quindi l’ultimo Strange World è un ritorno a quelle dinamiche frizzanti, all’appassionata conquista dell’ignoto non solo in senso narrativo ma anche produttivo; per riconoscere gli ovvi riferimenti basta ascoltare la colonna sonora di Henry Jackman, ricca di violini à la John Williams (Steven Spielberg è sempre un faro per il genere d’avventura), o vedere la sequenza d’apertura, la cui estetica richiama ai sopracitati giornaletti a basso prezzo e dalla “polpa” scadente.
Purtroppo, anche solo leggendo la sinossi, si intuisce la presenza di una complessità tematica che difficilmente può essere compresa in pieno da quella fetta di pubblico a cui, di solito, si rivolge l’animazione Disney. E a differenza della parallela sezione Pixar, che ha fatto della complessità un marchio di fabbrica, il film di Don Hall non aiuta nella comprensione perchè si perde in un sostanzioso groviglio di sotto-trame, tutte meritevoli di tanta attenzione ma condensate e poi schiacciate da un montaggio anche fin troppo frenetico (è un film d’animazione, la durata non può superare la canonica ora e quaranta).

In Strange World assistiamo allo scontro tra la generazione del passato, del presente e del futuro, ognuna incarnata nelle tre personalità (più una) che alimentano la famiglia Clade; ancora una volta un contesto familiare si carica sulle spalle il peso metaforico di quello comunitario, con il passaggio di testimone innalzato a punto focale del discorso. Se il muscolare ed egoista Jaeger riflette l’epoca dei padri fondatori bianchi, con un’idea di conquista violenta e incurante delle conseguenze (la sua arma è un lanciafiamme), il gracile e gentile Searcher rappresenta l’epoca del consumismo (il suo lavoro appartiene al mondo agricolo), quella in cui lo sfruttamento delle risorse terrestri ha accelerato vertiginosamente il progresso tecnologico ma a caro prezzo (il Pando è palesemente un combustibile fossile). Poi c’è Ethan, adolescente innamorato e nerd che parla direttamente alla cosiddetta generazione Z, quella che ha ereditato la tragedia dell’emergenza climatica e sta annaspando per risvegliare le coscienze; ma il ragazzo è anche lo specchio della società contemporanea, almeno nella sua forma più illuminata, ovvero multietnica (la madre Meridian è nera) e inclusiva (ha una cotta per l’amico Diazo e tutti ne sono consapevoli e felici).

Per questo motivo allora le tre tipologie di mascolinità (con le tre rispettive ideologie) dei Clade sono la cosa più affascinante di Strange World, sebbene i momenti di confronto e/o scontro non siano stati resi alla perfezione; divertente ma molto complicata la sequenza in cui i tre uomini della famiglia giocano al gioco di carte a tema fantasy di Ethan, con Jaeger e Searcher che non comprendono come sia possibile che un gioco possa essere un “collaborativo” e che non ci siano nemici da annientare (cosa comune nell’animazione degli ultimi anni).
Ed è qui che si capisce che, adottando un punto di vista produttivo, i tre Clade raccontano anche le varie fasi evolutive della Disney in tema di rappresentazione e tematiche politicamente impegnate. Un percorso che abbraccia tutti i suoi dipartimenti (il recente Red della Pixar o Black Panther: Wakanda Forever della Marvel) e che fa tesoro di aspetti dal suo passato remoto (il senso della meraviglia, la voglia di spingersi oltre le colonne d’Ercole), del suo passato recente (la CGI sempre più realistica ed espressiva) e del suo presente (nuove storie, nuovi personaggi, nuovi modi di essere). Esattamente come il curioso Ethan, che deve imparare a cogliere gli aspetti migliori dei suoi padri (e di sua madre), farne una sintesi, superarli e andare avanti verso il futuro.

Allora lo Strange World del titolo non è tanto il coloratissimo mondo sotterraneo che viene scoperto dai Clade, fatto di bizzarre creature viventi e curiosi vegetali (un design non così ispirato, anche se funzionale al meraviglioso plot-twist finale), ma quello in cui noi spettatori viviamo ogni giorno, ricco di sfumature, diversità e storie meritevoli di essere raccontate: una “stranezza” da conoscere e amare perchè di strano non ha niente. E ancora una volta Disney ci suggerisce che in gioco c’è la salute e la sopravvivenza di questa nostro bellissimo strange world e il vero nemico da sconfiggere siamo noi stessi. Per esempio, in Raya e L’Ultimo Drago (2021) uno spirito maligno trasformava gli esseri umani in pietra, portando il mitologico regno di Kumandra in un incubo distopico e desertico in cui le varie tribù si facevano guerra l’una con l’altra (quasi una metafora dell’inquinamento o del Covid-19, sebbene il film fosse in produzione ben prima dell’epidemia). Mentre in Encanto (2021) la giovane protagonista Alma, l’unica componente della famiglia Madrigal a non avere un superpotere, doveva trovare un modo per impedire il crollo della sua casa magica e il vero problema risiedeva nelle stupide tensioni tra i vari parenti.
In Strange World non si usano mezzi termini, occorre salvare Avalonia, e, per esteso, il cuore malato della Terra: bisogna mettere da parte i personalismi, trovando insieme soluzioni alternative e sostenibili, e ascoltare la sensibilità dei giovani, coloro che erediteranno le conoscenze ma anche i danni di chi non si è mai preoccupato di come stava effettivamente conducendo la propria vita. Perciò, pur pasticciato, imperfetto ed eccessivamente stratificato, è davvero un peccato che il film di Don Hall non abbia avuto la risonanza che avrebbe meritato.
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