Recensioni
Deena Abdelwahed
Swarm Intelligence
Dhakar EP
Ultraware EP
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Nicolò Arpinati
- 24 Gennaio 2020


Escono in questi giorni di un gennaio sorprendentemente soleggiato i nuovi, brevi lavori di due artisti che si sono distinti negli ultimi anni come alcune tra le nuove leve più interessanti del panorama techno e drone più sperimentale: in maniera diversa, sia Deena Abdelwahed sia Swarm Intelligence rappresentano il meglio di una musica elettronica capace di guardare tanto alla dimensione dei club quanto alla sperimentazione, al continuo avanzamento del genere e ai suoi rapporti con la contemporaneità (tra aperture e conseguenti contaminazioni geografiche precedentemente inedite, riflessioni sull’identità personale e critica al sistema produttivo capitalista).
Deena Abdelwahed torna, sempre sulla fidata label francese InFiné (che l’ha scoperta e lanciata nel 2018 con l’eccezionale debutto Khonnar), con un EP in cui approfondisce le proprie radici. L’opera si apre dunque con la suadente Lila fi Tounes, rilettura del classico jazz A Night in Tunisia con la voce della producer modificata fino a sembrare quella di un uomo che canta cosa davvero accade la notte in Tunisia, e prosegue esplorando, con attenzione e rispetto, la tradizione musicale nord-africana: così i ritmi gnawa vengono passati attraverso un tritacarne elettronico che li trasforma in spirali funk in Ah’na Anekka, mentre la carica politico-sociale che da sempre caratterizza il mezwed diviene un’occasione, nella traslitterazione modular-techno di Insaniyti, per riflettere, da parte della stessa Deena (che questa volta impugna il microfono senza applicare effetti alla propria voce) sull’insensatezza del patriarcato e la sua onnipresenza. L’incedere drammatico e tribale poi funziona quasi come un’anticipazione della conclusiva Zardet Sigri Bagra, verissima incursione nelle traiettorie dancefloor più avanguardiste, incalzanti e visionarie. (7.2)
Quattro brani compongono anche Ultraware, l’EP dell’inglese Swarm Intelligence, un artista meno chiacchierato (il cui esordio, però, aveva raccolto buonissime critiche), ma per certi aspetti accomunabile alla Abdelwahed: al netto delle influenze etniche della producer tunisina, entrambi partono infatti da quei suoni techno industriali resi celebri soprattutto da un altro britannico, il mancuniano Samuel Kerridge, nel tentativo di declinarne poi una versione più personale. Se il citato esordio di Swarm Intelligence, Against the Dying Light, tendeva un po’ ad appiattirsi sulla lezione, claustrofobica e metallica, di Kerridge (e del maestro John Carpenter), il nuovo lavoro si apre a influenze più smaccatamente dance (che pescano dagli anni novanta, dal big-beat e dall’hardcore-continuum), senza perdere alcunché del consueto mood da film horror. Scansioni drum’n’bass, suggestioni breakcore e persino inflessioni hd vanno così ad arricchire una tavolozza sonica già perfetta per sonorizzare la fine del mondo, capace anche, questa volta, di farci ballare sfrenatamente davanti all’apocalisse in corso. (7.0)
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