Recensioni

Al termine dei sei episodi che compongono la miniserie Obi-Wan Kenobi sono veramente poche le considerazioni che possono essere fatte. La più cocente di tutte è quella sensazione di aver sprecato completamente tempo (e quasi sei ore della propria vita) dietro a una produzione che non aveva davvero nulla di nuovo da aggiungere a quanto già non avessimo visto nella trilogia prequel di Star Wars, tanto bistrattata dai fan all’epoca della sua uscita ma estremamente efficace nel suo mettere in piedi un discorso che fosse prima di tutto politico, poi epico, dove il dramma famigliare veniva sfruttato per ricucire lo strappo dalla trilogia classica.

George Lucas ci aveva visto lungo, come sempre. Non bisogna raccontare storie per il piacere di accontentare questa o quella persona (leggi: fan), ma bisogna trovare un motivo molto più valido; bisogna imbastire un discorso sensato; allargare i temi, espandere un universo dalle potenzialità sconfinate, aggiungere personaggi che possano arricchire il panorama. Gli sceneggiatori di Obi-Wan Kenobi, sotto la supervisione e il benestare di Kathleen Kennedy (presidente di Lucasfilm), sembrano aver ignorato tutti questi diktat lucasiani e aver consegnato un prodotto a semplice uso e consumo dei fan della saga, finendo per scontentare anche loro. Segno che la bussola è ormai impazzita, o forse più probabilmente, punta solo in direzione dei numeri ottenuti in streaming (leggi: denaro).

Non c’è mai nessuna svolta nell’impianto narrativo, il tasso di interesse verso la storia del vecchio Obi-Wan che ritroviamo su Tatooine 10 anni dopo gli eventi de La Vendetta dei Sith si esaurisce dopo appena un episodio, giusto in tempo per capire che questa miniserie avrà il fiato cortissimo. Non parleremo delle infrazioni al canone di Star Wars, primo perché non è questa la sede appropriata e, secondo, perché è un tipo di discorso che lascia davvero il tempo che trova e non cambia di una virgola il giudizio complessivo su un’opera evidentemente svogliata da qualsiasi punto di vista la si guardi.

C’è chiaramente una mancanza di ispirazione che coinvolge tutti i reparti: dalla sceneggiatura raffazzonata e diluita fino all’inverosimile (il progetto inizialmente doveva essere un film), alla regia oltremodo sciatta e con nessuna idea originale di messa in scena (avete presente la tristezza visiva nei due duelli tra Vader e Obi-Wan?), da musiche blande e ripetitive (fa eccezione unicamente il tema principale composto dalla leggenda John Williams) agli effetti speciali che non farebbero invidia nemmeno a un fan-film di quelli che troveremmo su YouTube e non sono minimamente all’altezza di qualsiasi altro prodotto sfornato da Lucasfilm.

Si avverte, per tutta la durata della miniserie, quasi un eccessivo timore reverenziale nei confronti di storia e personaggi capace di bloccare tutti i comparti. Il rischio, il provare a uscire da una comfort zone ormai stantia, quello che ad esempio potevamo scorgere in The Mandalorian, è del tutto evitato, e non basta un Ewan McGregor statuario nella sua interpretazione o un Hayden Christensen in parte come lo era in Episodio III (o qualche cameo strabuzza occhi nel finale) per salvare la baracca.

Alla fine dei giochi, quella raccontata in Obi-Wan Kenobi è una storia di cui non si sentiva la necessità e che non cambia di una virgola il nostro modo di guardare la trilogia classica. Queste erano le premesse ancor prima di intavolare la produzione, ecco perché sarebbe stato necessario un po’ più di coraggio e perché sarà assolutamente necessario d’ora in poi… altrimenti meglio mettersi l’anima in pace sui futuri progetti targati Star Wars.

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