Recensioni

7

Arriva quel momento – arriva sempre – in cui la memoria di un decennio passato relativamente da poco giunge alla piena maturazione nella coscienza collettiva e inizia a essere storicizzata e celebrata nella cultura popolare. Il più delle volte è la musica la prima a mettersi in moto, ricordate? Successe, una decina di anni dopo la loro fine, per gli anni Ottanta; ed è successo lo scorso decennio per gli anni ’90. Non c’è un momento preciso in cui il processo ha inizio, di solito dieci o quindici anni. Alcuni decenni, addirittura, hanno avuto varie ondate di riviviscenza.

Ad ogni modo, gli anni Zero sono ancora un territorio pressoché vergine, e chi meglio dei Death From Above 1979 (l’anno nella ragione sociale è tornato per questa pubblicazione dopo che sulla precedente, Outrage! Is Now, risalente a quattro anni fa, mancava) per iniziare ad affondarci le mani. Del resto, loro degli anni Zero, sono stati tra gli interpreti più autorevoli e quindi rappresentano il vettore più adatto – seppur inconsapevole – per inaugurare lo sdoganamento del revival. E se la malizia è negli occhi (nelle orecchie, in questo caso) di chi guarda (ascolta), il singolo di lancio One + One, con il suo profluvio di scudisciate punk 70s dal tiro danzereccio con affaccio sull’universo Bloc Party, Rapture, Killers e Franz Ferdinand, non poteva non accendere la lampadina. E accidenti a loro se non suonavano maledettamente credibili.

Sarebbe ingeneroso analizzare un disco dei DFA alla luce solo dei riferimenti ad altri, per cui diciamo subito che Is 4 Lovers è un lavoro tra i migliori ascoltati finora quest’anno, con un tiro e una vitalità tali da permettere a certo rock di stare al passo con le nuove tendenze. Il fatto del revival 00s è solo una delle tante possibili ottiche da cui muovere nell’analisi. E allora con Modern Guy eccola là, la miscela garage/psych che fa sempre tanto In The Red, ma immaginando il marchio della storica etichetta losangelina impresso su un disco dei White Stripes e con la particolarità di una rinnovata cattiveria agonistica stile Liars, Suuns o una versione ancor più schizofrenica dei primi Kasabian; oppure prendete No War e diteci se non vi tornano in mente i Muse – loro sì antimilitaristi – di Absolution (e non è Hysteria, la nostra); o ancora, Free Animal, che pare inscenare una guerriglia urbana con gli Strokes a colpi di lanci di coperchi di bidoni della spazzatura; per non dire di Glass Homes, il cui binario e sintetico baloccare riporta alla mente certe labirintiche spirali in odore di Battles.

Ma, come detto, il duo di Toronto ha una sua cifra stilistica che lo rende immune dal sembrare una macchietta fuori tempo massimo. Il furioso impasto di dance-punk che li ha sempre contraddistinti suona ancora attuale. Is For Lovers rallenta di rado e quando lo fa è solo per riprendere fiato. Ed è quel senso eversivo da era no-global a dare la rotta – loro che con l’ideologa dell’antimondialismo, Naomi Klein, condividono i natali canadesi -, quel piglio irriverente, nichilista e imbrattatore, si potrebbe dire banksyano, a fornire la bussola. Ed è singolare notare come allo stesso tempo l’antiglobalismo e l’ondata post-punk revival di allora rappresentino forse rispettivamente l’ultima manifestazione di una consapevolezza politico/sociale collettiva e l’ultima grande rivoluzione – per così dire – nel rock. I DFA sembrano saperlo e ce lo ricordano in tutta la loro ispirazione con un disco che rievoca i profumi dei bei tempi, ma che – paradossalmente – avrebbe pure i crismi per essere una wake up bomb nella rintronata e disorientata bolla odierna.

Is 4 Lovers potrebbe essere stato davvero inciso tra il 2001 e il 2004 e avrebbe tranquillamente fatto a mozzichi da pari a pari con un Tyrannosaurus Hives o barrito forte quanto un Elephant. Altro che revival, i DFA fanno quello che hanno sempre fatto, e che lo facciano ancora così bene è un merito enorme. Poi magari questo disco sarà solo un anticipo in attesa che arrivi la cavalleria (cinema, moda, arte, cucina e l’immancabile retrogaming: ci scommettiamo) a sistemare tutto per il gran galà della nostalgia. Però finché il livello qualitativo è questo, ben venga il recupero 00s. Adesso rivogliamo pure Michael Moore, l’iPod Classic, DVD Decrypter per piratare i film e Colin Powell con in mano la fialetta di antrace.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette