Recensioni

David West è un’aspirapolvere del pop, e nello stesso tempo un acuto e attento conoscitore della semiologia del pop e della musica commerciale. Nato a Perth, in Australia, il Nostro si è messo in luce in vari gruppi pop (Total Control, Lace Curtain, Burning Sensation, Whalehammer) per poi trasferirsi a New York, dove ha militato contemporaneamente nelle band dei Rat Columns (guitar-pop), dei Liberation (synth pop) e dei Rank/Xerox (post punk). Dopo il singolo in due parti di Drop Out Collage (2015), un preveggente esercizio di sampling music che stipava insieme elettronica, pop, glitch, psichedelia e prog-rock, il musicista è pervenuto al suo primo LP solista Peace Or Love (agosto 2016).
In questa sede West dimostra di saper riconoscere ciò che serve dell’arsenale dei suoni e dei pattern stilistici della musica popolare (letteralmente: quella che sente il popolo) e di sapere assorbire quest’ultima per metterla al servizio di una trama sonora che è perfettamente personale, perché nel processo di acquisizione, rimescolamento e amalgama delle varie cellule, quello che viene prodotto è qualcosa di nuovo, pur essendo pop che conserva il ricordo di ciò che è stato prima. Nello specifico, il musicista rastrella sonorità e stilemi del pop vero e proprio e delle sue estensioni sintattiche (boogie, psichedelia, folk rock, beat, disco, soul, canzoncine AOR), per poi ricombinarle e costruire canzoni che risultano orecchiabili, intriganti e soprattutto ballabili (come a inizio millennio facevano i conterranei Avalanches). Non lasciatevi dunque fuorviare dal sound sfocato simile allo shoegazing dei primi My Bloody Valentine o dal tono dimesso delle parti vocali che imitano quelle degli Eels: sono solo accessori della filosofia compositiva di West. Il nocciolo della sua arte è altrove ed è per di più ottenuto con mezzi limitati.
Nonostante ciò, i brani di Peace Or Love sfoggiano costruzioni imprevedibili e arrangiamenti sofisticati. La prassi di West si muove su due piani. Apparentemente assistiamo alla disintegrazione e alla rarefazione del formato pop in una canzone lasciata vagare in balia di sé stessa (l’intro orientaleggiante e insensato di Untitled), con arrangiamenti pulviscolari dove le molecole sonore casualmente si incastrano tentando di creare un profilo definito (le cacofonie cosmico-ambientali di At Pease e In Love). Concretamente, West pratica abilmente l’arte della sintesi creativa e dell’arrangiamento ricombinante. Per cui, da una parte concetti stilistici come colore, ballo, divertimento e stile sono sanciti come strategicamente necessari (per fare breccia nella musica commerciale) e piacevoli (ossia accettabili) – a questo canone appartengono i brani più dance come Dream On Dreamer (un funky su un tema di flauto), Au Contraire (il brano più disco) e Happiest Man In The Room (una dance futuristica) – e dall’altra, sul brio e sulla spigliatezza di generi tradizionali (psichedelia, freakbeat, folk), West inietta dosi letali di elementi moderni: strimpellio frenetico di chitarra lisergica (spesso trattata elettronicamente), ripetizioni ossessive di pattern, vocalizzi ipnotici, percussività esasperate. Da questa prassi partono episodi come la muzak della title-track, lo shoegaze di Do You Miss Me Around e la saga in tre parti di una Darkness In My Heart che parte da un pop gioviale per concludersi in un sorprendente esempio di sepolcrale musica da camera, dove partiture neoclassiche per archi, ritmi dance e sottofondo lussureggiante di synth convivono felicemente.
Saturo di trame sonore, sovrainciso fino all’inverosimile, ossessivamente mixato, estremamente elaborato sia dal punto di vista emotivo che da quello artigianale, Peace Or Love ha un sound sontuoso (al netto della povertà dei mezzi usati) e un’andatura complessiva che somiglia alle montagne russe: l’intreccio sbarazzino di musica pop, minimalismo e sperimentazione stilistica fa di questo album una geniale prosecuzione e un aggiornamento di filoni appartenenti a svariate produzioni indipendenti degli ultimi 35 anni. West ha fatto luce su un’intera civiltà musicale decostruendo e decontestualizzandone i suoi attributi fondamentali.
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