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Craven Faults è un misterioso progetto elettronico, attivo dal 2017, e caratterizzato da produzioni strumentali incentrate su una miscela affascinante a base di sintetizzatori analogici, elettronica e ambient. Il nome deriva dal sistema di faglie di Craven, formazioni geologiche nei Pennines nel nord dell’Inghilterra, e riflette nitidamente la forte connessione del progetto con i paesaggi e l’atmosfera dello Yorkshire, terra di origine. Fin dagli esordi, infatti, la manipolazione di suoni e umori si è legata a doppio filo ad una (ri)lettura territoriale, intesa come materia sonora in grado di ridefinire la fisionomia di un preciso spazio fisico.

Sidings è il terzo lavoro sulla lunga distanza e continua a connotarsi di punti di contatto e rimandi tanto alla sfera sociale quanto a quella puramente artistica: suono e immagine convivono in scatti monocromatici che dilatano ulteriormente l’immaginificità del messaggio, arricchendo la portata delle pubblicazioni a firma Craven Faults – (quasi) sempre corredate da racconti fotografici artistici. Trame ipnotiche, ossessive (Ganger) fotografano con sincerità disarmante il volto deformato di uno Yorkshire post-industriale, con texture oscure e cariche di pioggia ad accogliere sinistre trame di basso (nella catartica e fluviale Stoneyman) che finiscono per diluirsi su un tappeto ambient dai tratti più contemplativi (Yard Loup).

E se in Three Loaning End e Incline Huttes è possibile rintracciare echi del Thom Yorke solista, la coda di Sidings (Far Closes) cavalca con maggiore convinzione quelle correnti kosmische che tagliano in modo obliquo l’intero lavoro rendendo l’oggetto-disco una prismatica gemma nera le cui facce si intersecano con le sequenze ripetitive dei Tangerine Dream, l’elettronica post-industriale di John Foxx e l’ambient minimalista di Brian Eno. Sidings è materia sonora digitale, plasmata per teste e cuori meccanici.

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