Recensioni

Atmosfere glaciali ma anche sognanti, techno sia immersiva che sferzante, buio e lampioni. E’ ricco di elementi Exhilarator, l’album che segna il ritorno dopo cinque anni di silenzio del mancuniano Mark Stewart aka Claro Intelecto, producer che, superata la fase minimal emozionale dell’esordio lungo con Neurofibro, ha mostrato, a partire da Metanarrative in poi, un approccio sia ambientale e contemplativo (ponendosi in contatto con i SAW di Aphex Twin ma anche con le varie anime della prima ondata elettronica che ha invaso il Regno Unito sul calar degli 80s), sia pungente, loop centrico e pertanto club ready. Caratteristiche che ritroviamo nel nuovo album assieme a una più intensa componente industriale e noise che salta subito all’orecchio: la si ritrova in Eye Spye con i suoi bassi metallici, i synth inquietanti e una narrativa spettrale, nelle costruzioni in stile Raster Noton di Kozyrev’s Mirror, oppure in una Angeles Eyes dalla cassa lenta dalle parti di Andy Stott e con una citazione esplicita allo sci-fi altezza Incunabula e paraggi.
E’ quest’ultimo, assieme a Amino Acid (titolo che non ha bisogno di spiegazioni), l’episodio più clubbista del lotto, ma è anche vero che alle parti più nere, il lavoro oppone un lato delicato e variopinto: l’apertura Sunshine, per esempio, è una terra di mezzo tra The Field e Tycho, Portrait e Slither – The Way Home sono due pezzi ambient dai toni tanto ipnotici quanto epici, Mr Stewart immerge l’ascoltatore in un quadro impressionista intinto nel blu del dub, Pantomine ne è la versione pastorale e wave, mentre Guardian Angel sprizza allegria e colori da un arcigno groove electro-house à la Ed Banger e co.
Exhilarator – tradotto alla bruta: l’“euforizzatore” – è un concentrato di altalenanti stati d’animo (serotoninicamente indotti) che trovano coerenza nel carattere cinematico di un lavoro prodotto con mestiere e cuore.
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