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L’ultimo atto di un lungo tour iniziato nel 2023 per celebrare i 50 anni di attività: si celebra nel Teatro Olimpico di Vicenza, l’ultimo capolavoro architettonico di Andrea Palladio iniziato nel 1580, proprio l’anno della sua morte. Ma nella ritualità laica messa in scena dai quattro musicisti del Kronos Quartet di morte ce n’è ben poca, anzi: è una celebrazione della vita intesa come vita in comune, che non può prescindere dall’atto politico.

Tornato nella città veneta dopo essere stato ospite della primissima edizione del Vicenza Jazz Festival del 1996, il quartetto apre il concerto con un omaggio a Sun Ra: una Outer Spaceway, Inc. ripresa dal loro disco del 2024 tutto dedicato al fondatore dell’Arkestra. Ma il volo intergalattico si ferma subito, perché il programma è molto terreno e terroso, quasi fangoso. Come per esempio nella scelta di suonare due brani che potremmo definire quasi d’occasione. Il primo è Ohio di Neil Young, scritto nel 1970 in reazione alla sparatoria della Kent State University in cui quattro studenti universitari persero la vita. David Harrington, unico membro fondatore del quartetto, dedica a tutti gli studenti e le studentesse che in questo momento lottano contro il tentativo di limitare la libertà di espressione. A seguire è il momento di Alabama di John Coltrane, altro brano in reazione alla violenza mortale della repressione, in questo caso razziale: quattro bambine furono uccise da membri del Ku Klux Klan a Birmingham, in Alabama appunto.

Lo sguardo agli scenari internazionali tocca anche la guerra in corso nella Striscia di Gaza, con l’esecuzione di Ya Taali’een ‘ala el-Jabal, brano tradizionale palestinese che si impreziosisce della registrazione della voce della cantante e attivista Rima Banna scomparsa nel 2018. Ma lungi dall’essere un concerto necrofilo, quello che i quattro eseguono sullo sfondo delle scenografie rinascimentali. Lo sforzo continuo del Kronos Quartet è quello di nutrirsi del mondo per costruire spazi sonori e musicali da condividere. Succede con la rabbia di Little Black Book scritta per il loro cinquantesimo anno di attività da Jlin come nella meditazione ecologica ed ecologista di Next Week’s Tree di Viet Coung.

Kronos Quartet a Vicenza (2025)

Il pubblico che ha gremito le gradinate lignee gradisce e sembra sinceramente dispiaciuto quando Harrington annuncia la fine del concerto con il Triple Quartet di Steve Reich. L’energia profusa nell’ora e mezza di musica si nutre tanto della guida sicura e navigata dello stesso Harrington, quando delle nuove energie entrate a far parte della formazione con l’ingresso di Gabriela Diaz (violino), Ayane Kozasa (viola) e Paul Wiancko (violoncello). Quest’ultimo è quello che contribuisce con la maggior originalità, non solo per le sue abilità strumentali, ma anche come arrangiatore capace di proporre riletture stimolanti per il gruppo. Suo è infatti l’adattamento non banale di Ohio. Per i bis classici il quartetto si rivolge due autori centrali nel loro repertorio: Clint Mansell e Philip Glass.

Non sappiamo come proseguirà la storia del Kronos Quartet, soprattutto in un futuro non troppo remoto quando Harrington (classe 1949) appenderà il violino al chiodo. Per il momento non possiamo che goderci tutti i dischi che ancora incideranno, con la speranza di non dover aspettare troppo per risentirli dal vivo.

Immagini: Vicenza Jazz Festival

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