Recensioni
Carl Craig
Carl Craig & Moritz Von Oswald - ReComposed
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Marco Braggion
- 1 Novembre 2008

Prendete la più importante etichetta di classica del mondo e datela in pasto a due degli uomini che hanno fatto del ritmo un verbo. Berlino e Detroit che si ricongiungono ancora una volta in Germania. Ripensando a Bolero e Rapsodia Spagnola del compositore francese e ai Quadri di un’esposizione del russo, il binomio punta sull’ambient e sulla sapiente arte di non strafare. Perché se siamo abituati alle tensioni che Craig e il padrino della Basic Channel ci hanno regalato in questi ultimi anni, qui si passa sotto il filtro della tradizione della musica sinfonica del Novecento. Una lunga preparazione sul filo del pianissimo e dei giochi di dinamiche – come nella migliore tradizione minimal-ambient-progressive, vedi alla voce Tangerine Dream – prima di arrivare all’esplosione sul Movement 5.
Un unico movimento senza soluzione di continuità che sta dalle parti (Movement 3) di un altro guru della connessione tra mondi sonori antichi e moderni: Steve Reich. Se avevamo qualche dubbio che la minimal non fosse definitivamente sfociata verso altri lidi, quest’opera ci conferma come il verbo del ‘less is more’ sia un vocabolario postmoderno coniugabile anche con i padrini della sinfonia. Carl e Maurizio ancora una volta nell’olimpo. Senza spaccare il 4, stavolta con delicatezza e raffinata sensibilità. Per chi vuole viaggiare senza bisogno di E. Onirictronica con i giusti attributi.
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