Recensioni

7

Per comprendere al meglio chi sono e da dove vengono i Buildings (Travis Kuhlman alla batteria, Sayer Payne al basso e Brian Lake alla chitarra), basta skippare alla traccia 5. I Don't Love My Dog Anymore gioca sul crinale che unisce l'incedere schizo-pachidermico dei Jesus Lizard altezza Liar (diciamo l'interplay basso-batteria di Gladiator, ma c'è pure la slide tanto amata da Denison), le chitarre inacidite degli Shellac di At Action Park e una buona dose di cattiveria post-hc di quella bella grassa cresciuta nella prima metà dei 90s.

Riduttivo? Affatto. Perché Melt Cry Sleep è una botta in faccia di quelle che si ricordano a lungo. Il suono è per forza di cose derivativo, avendo il terzetto di Minneapolis metabolizzato naturalmente le influenze di cui sopra, ma questo non significa che il loud rock messo in scena nelle dieci tracce del comeback sia debole o scontato. Code in ralenti stoner che non inficiano l'assalto straight in your face newyorchese fino al midollo (Born On A Bomb), paranoia da Lower East Side a nastro (Noxema Gurl), tempeste ritmiche e giochi vuoti pieno alla Unsane (Invocation), senso di apocalisse avvenuta al crinale tra post-core e retrogusto da blues ferino (Mishaped Head), pigfuck noise-rock made in Chicago (Crystal City), bassi caterpillar a tirare le fila come se non ci fosse un domani (Wrong Cock suonerebbe come potrebbero farlo i Melvins se non fossero i Melvins). Tutti segnali che indicano la via seguita dal terzetto.

Se poi pensiamo da dove vengono i tre, quella Minneapolis patria di una delle etichette più rovinose dei 90s (la AmRep, per chi se lo chiedesse), e che il master porta la firma di sir Bob Weston allora tutto appare molto più chiaro, ma non per questo più rassicurante.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette