Recensioni

I Brokeback sono lo sfizio che Doug McCombs si concede dall’ormai lontano 1995. Un combo mutante che dal 2010 si è consolidato in quartetto: assieme al bassista (qui anche chitarrista) dei Tortoise ci sono musicisti dell’area chicagoana come James Elkington degli ex-inglesi The Zincs (chitarra, organo e batteria), Pete Croke (basso) e Chris Hansen (chitarra), questi ultimi assieme nei tosti Head Of Skulls. Registrato negli studi dell’amico John McEntire, Brokeback And The Black Rock è il quinto titolo del progetto e rispetto all’ormai lontano predecessore Looks at the Bird (Thrill Jockey, 2003) suona potente e rilassato, un divertissement da professionisti con la fiammella della passione ancora accesa.
Otto strumentali che miscelano brume desertiche, retaggi prog-psych (in senso tortoisiano, vedi Don’t Worry Pigeon) e un pizzico di peregrinazioni post, in una forma estremamente fruibile, a tratti persino radiofonica (come i Calexico in estasi lisergica di Tonight At Ten e Will Be Arriving). A sorreggere il tutto c’è un piglio friendly che nei titoli diventa persino umoristico, come a stemperare la naturale attitudine ad un eccesso di epicità: vedi la drammatica Colossus Of Roads o i miraggi morriconiani che pervadono Gold! e The Wire, The Rag, And The Payoff. Va sottolineata una eccessiva attenzione nel suonare per suonare (esercizi sulle strutture, calligrafie strumentali…) che sposta il baricentro emotivo sul sentire (che in effetti è un bel sentire, McEntire sa il fatto suo) determinando di contro un ascolto appagante ma poco evocativo, senza mistero. Mi verrebbe da definirla una raccolta di brevi soundtrack per gratificanti chill-out salottieri. Mah. Fate voi.
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