Recensioni

6.8

I Breton avevano apparecchiato perfettamente la tavola per il grande debutto (hype pre-release, un paio di pezzi bomba e riferimenti culturali di un certo tipo) ma qualcosa è andato storto: il comunque valido – per quanto acerbo – Other People’s Problems ha raccolto pochissimo fuori dalla ristretta cerchia di addetti ai lavori e i loro live hanno più volte – Pitchfork Festival 2012 compreso – lasciato l’amaro in bocca, per usare un eufemismo.

A poco meno di due anni di distanza, gli inglesi tornano su Cut Tooth/Believe Recordings (niente più Fat Cat) con un disco caratterizzato da un’urgenza comunicativa meno forte. Registrato lontano da casa, negli studi di un luogo di culto come il Funkhaus Nalepastraße di Berlino (un tempo sede della radio pubblica della DDR), War Room Stories è stato anticipato da due – azzeccati – singoli, Got Well Soon e Envy. Il primo porta la band in direzione club grazie ad uno dei groove più massicci ascoltati negli ultimi tempi, il secondo riprende invece le influenze Foals – già palpabili nel primo disco – buttandola sul celere ritmo scomposto, arricchito dalla Macedonian Radio Symphonic Orchestra presente in altri quattro brani.

Meno centrati i restanti otto passaggi, nei quali troviamo diversi riferimenti a Berlino: dalle 302 Watchtowers (che fa un po’ Alt-J in salsa sincopata), le vecchie torri di vedetta posizionate intorno al muro, a S4 (beat quasi UK garage sotto la strofa), una dismessa linea ferroviaria della città tedesca, Roman Rappak e compagni hanno chiaramente voluto sottolineare/tributare il contesto nel quale è stato concepito War Room Stories. Con meno pretese rispetto al passato, i Breton raccontano ancora una volta esperienze a loro vicine, come nel caso di una Closed Category contenente estratti di discorsi di John Bloss, ex-tossico e amico del gruppo.

Il problema dei Breton è che a volte il ritmo da solo – senza il giusto apporto melodico – non basta, soprattutto considerata la direzione maggiormente pop intrapresa con questo secondo disco. I sentori di un’incapacità di scrivere brani che facciano realmente la differenza, li possiamo scorgere in episodi quali National Grid, Search PartyFoals sempre vicini, nonostante la presenza di Sam Lynham dei Gramme – e la conclusiva Fifteen Minutes, che incarna l’emblema dei limiti della band: suoni curati, produzione pulita ed effettistica varia che, se non fosse per l’accelerazione speed-disco, sarebbero destinati al dimenticatoio. Un lavoro per certi versi frenato dal suo essere  eccessivamente calibrato e studiato nei minimi dettagli.

War Room Stories nel suo complesso è comunque un disco consigliato, come il nuovo dei Cymbals, specialmente a chi piace muovere le gambine senza staccare il cervello. Rimane però l’amaro in bocca per un grande potenziale forse non ancora espresso completamente.

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