Recensioni

6.9

Solo un anno dopo Super Roots 1 era occorsa una piccola svolta. Se il mondo è patafisico, l’ultramondo è un caos solenne e sublime. In Super Roots 3(del 1994) i Boredoms tentarono un primo decollo rumorista, una cavalcata cosmic-core, o hard-trance, se si preferisce, come recita il titolo dell’unica traccia contenuta (Hard Trance Away (Karaoke Of Cosmos)). Il brano era composto di pochi elementi, ma non di certo lo si poteva dire minimalista; il suo sviluppo constava di una ripetizione anfetaminica dello stesso riff (e di qualche sua variante) sopra una struttura ritmica hard-core inossidabile e immutabile per più di mezz’ora; pennate simili a quelle dei Bad Brains (amati da Eye), o dei Dead Kennedys, propri di una canzone punk, tutt’al più proto-heavy-metal; elementi di nessuna peculiarità armonica, ma capaci, così dilatati nel tour de force, di provocare una vera e propria trance e di rendere imprevedibili i pur minimi cambi della bi-corde.

Sfolgorante la prova fisica della batterista Yoshimi (prima di buttare energie anche nel progetto OOIOO), che ci fa venire in mente il precedente illustre di Maureen Tucker in Sister Ray – non troppo lontana da queste vestimenta hard-core di una dilatazione; e il pensiero corre anche a stazionarsi a metà tra la stoica, trascinata e irregolare Reoccurring Dreams di Zen Arcade e This Dust Makes That Mud, l’esercizio minimale del primo disco dei Liars.

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