Recensioni

Diciamocelo, That ’90s Show è arrivato in un momento in cui davvero nessuno stava chiedendo a gran voce di tornare dalle parti di Point Place, men che meno di ritrovare i vecchi coniugi Foreman alle prese con la nipote adolescente – figlia dei personaggi di Eric e Donna – e in un certo qual modo contraddizione vivente dello stesso spirito dello show originale (dove il personaggio molto emancipato interpretato da Laura Prepon difficilmente avrebbe messo al mondo dei figli).

I sequel, revival o remake a Hollywood esistono da sempre e sono il vero motore di un’industria che negli anni ha saputo imporre il suo sguardo sulla rappresentazione generale di storie ed eventi, di personaggi e situazioni. Se questo è particolarmente noto per il mondo del cinema, è solo in anni più recenti che la formula del revival ha iniziato a tenere sotto scacco anche l’industria televisiva, specialmente dopo l’avvento dell’era dello streaming. Alla continua ricerca della formula perfetta in grado di soddisfare i desideri di tutta una serie di generazioni cresciute a pane e serie televisive tra gli anni ’80 e i ’90, le piattaforme hanno fatto praticamente a gare per sfornare sequel, revival, remake o addirittura reboot veri e propri.

Tra i reboot più recenti possiamo citare quelli di Roswell (Roswell New Mexico), Streghe (Charmed), a modo suo anche la rivisitazione di Sabrina, vita da strega (Le terrificanti avventure di Sabrina) e Gossip Girl (arrivata appena 10 anni dopo l’originale e cancellata dopo due stagioni). Tra gli altri, vanno citati anche i revival di X-Files, Veronica Mars, Will & Grace, Dexter e Sex and the City, sicuramente tra i più riusciti in tal senso, mentre indubbiamente questa ondata di nostalgia ha prodotto anche un vero e proprio capolavoro che viaggia in un campionato a parte: Twin Peaks: The Return, dal genio di David Lynch.

All’apice del suo successo, That ’70s Show chiuse i battenti un po’ all’improvviso dopo un’ultima stagione sostanzialmente mediocre in cui il protagonista principale, Topher Grace, non compare (se non negli ultimi momenti del finale) e dove i risvolti narrativi di ciascun personaggio erano già oltremodo grotteschi. La notizia di un sequel, ambientato vent’anni dopo, poteva essere sicuramente un escamotage efficace per gli autori, soprattutto per mettere a confronto due epoche dai tratti così distintivi.

Purtroppo, That ’90s Show sbaglia (quasi) tutto quello che poteva sbagliare, a partire dal format utilizzato: per sua stessa natura il racconto delle ripetitive avventure di un gruppo di adolescenti scombussolati dagli ormoni era naturalmente spalmato in forma di sit-com da 20 o più episodi. Riducendo il tutto a soli 10 episodi, è chiaro che il succo del discorso sarebbe stato più concentrato e relegato alla sola protagonista. Il risultato è che a soffrire di questa manovra sono inevitabilmente i personaggi di contorno, che non vanno quasi mai al di là della macchietta o del personaggio stereotipato e one-liner (su tutti, l’Ozzie di Reyn Doi). Nonché quelli dello show originale fossero personaggi a tutto tondo, ma la chiave di lettura stava proprio nello scorrere degli episodi, persino quelli cosiddetti “filler”, che esploravano l’America in uno dei periodi più floridi e controversi della sua storia (si va dai discorsi sulla Guerra nel Vietnam, che sarebbe finita in quegli anni, alla crisi petrolifera, fino ovviamente all’avvento dei moderni blockbuster con Star Wars in prima linea e il loro impatto sulla società).

That ’70s Show viveva di momenti morti, che esaltavano la ripetitività della vita a Point Place, in cui l’apice della settimana era costituita da un evento caratterizzante come la conquista di un auto (la mitica Vista Cruiser) o l’arrivo del Presidente in città, o la nuova festa da sballo che si rivelerà l’ennesima perdita di tempo. Quella di That ’90s Show è solamente la cronaca del primo amore di Leia, figlia di Eric e Donna, che decide di dare buca al padre (che voleva portarla a un campeggio a tema Star Wars) e trascorrere invece l’estate in compagnia dei nonni a Point Place. Circondata da un nuovo gruppo di amici, dei quali al termine dei 10 episodi non sappiamo quasi nulla, che non sia in relazione al rapporto con la neo-arrivata Leia.

Le uniche carte vincenti dello show, e della cose sembrano essere perfettamente consapevoli gli autori, visto lo spazio loro dedicato, sono come avrete intuito i siparietti comici affidati alla coppia Kitty e Red Foreman, splendidamente interpretati ancora da Debra Jo Rupp e Kurtwood Smith. Così come il vostro cuore salterà dei battiti al momento dei cameo del cast originale (fatta eccezione per il personaggio di Hyde, “cancellato” dagli autori in seguito alle accuse di stupro rivolte a Danny Masterson), ma a quel punto viene da chiedersi: avevamo davvero bisogno di That ’90s Show oppure avevamo solo voglia di fare una maratona di That ’70s Show?

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette