Recensioni

C’eravamo lamentati, ultimante, di Maher Shalal Hash Baz. Temevamo che in GOK la sua sindrome forzatamente bruitistico-bandistica investisse anche Bill Wells.
Ascoltando si scopre invece un disco di musica quasi esclusivamente strumentale, fatta di temi poco pretenziosi – e a dirla tutta poco impegnativi, di una dimensione che appare – senza offese per nessuno – di accompagnamento a qualcosa. Siano esse avvenimenti collettivi (forse suggeriti dalla struttura bandistica dell’ensemble di musicisti che suona nell’album), o attività quotidiane; questo è un disco di easy-listening per ottoni.
Non che questi strumenti siano gli unici presenti. Ma è il marchio del disco, che pur va a pescare in facili motivetti e li sviluppa con una certa perizia (Poxy) pur non mettendo mai quella al di sopra del resto. Al di sopra di quella muzak soffice e lievemente grottesca che la voce di Maher – solo in un’occasione, fortunatamente (Banned Announcement) – sottolinea. Nessuna fatica ad arrivare alla fine della traccia quindici.
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