Recensioni

5.7

Lo si era già detto in sede di recensione del suo ultimo Childhood Home registrato al fianco della madre Ellen: Ben Harper «ormai si trova in una posizione in cui tutto gli è permesso». Una posizione che si è guadagnato con merito negli anni e che gli ha consentito di muoversi in totale libertà andando ad avventurarsi in interessanti progetti (l’appena citato disco in famiglia, la collaborazione con l’armonicista Charles Musselwhite in Get Up! o l’esperienza “liberatoria” nei Relentless 7), aiutato dalla consapevolezza di avere sempre poco da rimetterci.

L’ultima novità in ordine di tempo è stata l’annuncio del ritorno in studio, a distanza di nove anni da Lifeline, con gli Innocent Criminals, formazione con la quale il musicista di Claremont incise il capitolo in assoluto più interessante della sua carriera, la pietra miliare Fight For Your Mind. Una notizia che aveva immediatamente scaldato i cuori dei fan di lunga data e che aveva fatto sperare per un ritorno alle origini. Ma all’entusiasmo iniziale, sostenuto dall’annuncio di una tournée mondiale e dal lancio del singolo Pink Balloon, è seguita la dura realtà dei fatti. Realtà che ci ha messo di fronte all’evidenza che Ben Harper pare essere giunto ad un punto morto della carriera, e che nonostante i più che apprezzabili tentativi di alimentare la fiamma (vedi il blues di protesta dilatato di Call It What It Is o l’energico rock di Pink Balloon), il risultato finale resta ampiamente al di sotto delle aspettative.

Il tredicesimo album in studio di Harper si trascina infatti con fatica in un clima contrassegnato da stanchezza e da idee che ormai paiono stantie e riciclate. E nonostante il Nostro provi a farsi largo con escursioni reggae (Finding Our Way), prevedibili ammiccamenti radiofonici (Shine) e facendo ricorso al repertorio più classico di ballads melanconiche (Deeper and Deeper e Goodbye To You), più si va avanti con l’ascolto, più a prevalere è un senso di delusione per il potenziale dilapidato (che ne resta di pezzi come Ground on Down, Welcome to The Cruel World With My Own Two Hands, per citarne alcuni?).

E alla fine a travolgere chi all’artista ha sempre riservato massima stima e rispetto è solo un doloroso senso di tristezza.

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