Recensioni

6.4

Disperavo, ma non sono del tutto stupito. Il Ben Harper che mi mise con le spalle al muro coi primi due album possedeva davvero quella cosa che non si spiega e impasta la musica estorcendoti emozione. Quello venuto poi si è demolito con una via crucis al contrario, ha edificato l’idolo di flanella e vitamine di se stesso, con una pulitissima efficacia che di nuovo mi ha convinto quanto non fosse più il caso. Ed ecco, oggi, il colpo di scena: l’Harper medaglietta d’autenticità mainstream per il colosso Virgin viene scosso da un sussulto d’orgoglio, d’immediatezza, di musica in primis come schiaffo generoso. Licenziati gli ormai bolsi Innocent Criminals, scordate – graziaddio – le escursioni gospel coi Blind Boys Of Alabama, ha lasciato che i Restless 7 gli coagulassero intorno – il bassista e tastierista Jesse Ingalls, il batterista Jordan Richardson e il secondo chitarrista solista Jason Mozersky -, la barra puntata verso un rock impetuoso, graffiante, dalla calda asprezza seventies.

Si è talmente invaghito del piglio grintoso di questa quadratura che avrebbe persino voluto sparire nella nuova ragione sociale (la Virgin lo ha ridotto a più miti consigli). C’è da capirlo, perché ha davvero azzecato la mossa. Ha evitato con saggezza di rifugiarsi nella verginità soul degli esordi scoprendo con bella disinvoltura l’acqua calda del southern (una Why Must You Always Dress In in odor ZZ Top, una Number With No Name e una Boots Like These di stampo Black Crowes…) e persino le sgarberie del grunge (quella Shimmer And Shine che la mente torna ai Pearl Jam, vecchio amore harperiano, rievocati del resto anche in Fly One Time), concedendosi il lusso di escursioni Stones altezza Black And Blue (Lay There And Hate Me, Keep It Together). Quanto al Ben del misticismo trepido, ci sarebbe una The World Suicide pervasa d’estro e visioni Neil Young, una placida Faithfully Remain (con gradevole intreccio d’hammond e weissenborn) e una Skin Thin dalla frugale intensità, tipico ballatone dei suoi insomma, un po’ scontato ma ci sta di volergli bene.

Non è un grande album, ma è il massimo che potevo aspettarmi da uno con la sua storia e le sue frequentazioni. Me lo faccio bastare.

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