Recensioni

Seguire le orme di un padre famoso hai i suoi vantaggi, ma può rivelarsi un’arma a doppio taglio. Buxter Dury, figlio di quel Ian Dury di Sex&Drugs&Rock’n’Roll, riesce a uccidere, – metaforicamente parlando – il padre con il suo sesto album The Night Chancers. Ultimo di un’ideale trilogia iniziata con It’s a Pleasure del 2014 – e proseguita poi con Prince Of Tears – il disco mescola influenze hip hop e funky al migliore pop francese (Serge Gainsbourg) e porta alle estreme conseguenze lo sprechgesang à la Leonard Cohen a cui Baxter Dury ci aveva abituato nei lavori precedenti.
Ne esce un disco sensuale, con sinuose voci femminili e melliflue linee di synth, supportate da bassi potenti e groovy che ci conducono nello stuzzicante squallore delle notti di Baxter. Le intriganti atmosfere lounge creano l’ambiente ideale in cui innestare la crudezza di scene e personaggi che il cantautore britannico va, via via, a introducendo: «I’m no your fucking friend», ci avverte fin dalla prima traccia I’m not Your Dog, brano in cui tratteggia in poche frasi due delle principali ossessioni dell’era digitale: il voyeurismo e il suo contraltare, l’esibizionismo: «Some people like to show / Some people like to watch / And I watch a bit to much / But you show to much». Già in Other’s Men Girls, dall’album It’s a Pleasure del 2014, Dury aveva dato avvisaglie di aver intuito quale potesse essere lo stile per meglio esprimere la sua voce. Così, in The Night Chancers la musica (scritta a quattro mani con il chitarrista Shaun Paterson e co-prodotta da Craig Silvey) è pensata per dare risalto alle linee vocali del crooner di Wingrave: i cambi di stile, la modulazione della metrica e degli accenti sono il valore aggiunto del lavoro di Baxter.
Non c’è spazio per ganci ammiccanti e ritornelli radiofonici, nel mondo notturno di Dury: figure e situazioni abbozzate in chiaro scuro esprimono un senso di disperazione e vacuità, nonostante le circostanze siano spesso legate a eventi mondani. Ne è un esempio il brano Sleep peolple in cui Baxter racconta, con forte accento cockney (per un attimo sembra di avere davanti Tom Hardy in Peaky Blinders), di un party glamour in cui “finti sorrisi e labbra secche” si ritrovano nella solita stanza senza sapere neanche il perché. Sembra la sua naturale continuazione la title track The Night Chancers: Dury mescola qui pop e metriche à la Biggie Small per portarci nella sua camera d’hotel, in cui lo troviamo solo e abbandonato ad aspettare l’arrivo dell’alba, mentre nella stanza accanto c’è ancora chi festeggia.
Il musicista britannico ha dichiarato a The Quietus che, con questo ultimo disco, ha potuto scandagliare ogni aspetto del suo bloke talking e che è arrivato il momento di cambiare. Curiosi di sentire cosa tirerà fuori in futuro: da una parte sentiamo già la mancanza di album come questo.
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