Recensioni

6.4

Din don! Novità a casa Bridwell. Citofoniamo, ci aspettiamo di trovare i Band Of Horses ormai belli che andati considerato il mezzo fiasco degli ultimi due album, e invece ci accoglie un gruppo che ha ancora voglia di investire su se stesso. Sarà stato lo stimolo della produzione di Jason Lytle dei Grandaddy, sarà stata la pubblicazione con la American Recording di Rick Rubin, sarà stata la collaborazione con J. Mascis dei Dinosaur Jr. nel brano In a Drawer – uno dei pezzi più riusciti di questo album (mica un caso). Sarà tutto questo complessivamente, e forse anche il consistente interesse, negli ultimi anni, del pubblico mainstream per il neo folk (si pensi al successo di Lumineers, Mumford & Sons e compagnia), ad aver in qualche modo rivitalizzato la produzione di una band che, pur con i suoi limiti, ha saputo lasciare qualcosa dietro di sé.

Non senza ruzzoloni al suo interno, Why Are You Ok (#yruok per i social) riepiloga l’arco storico degli ultimi album, tra passato e presente, tra pro e contro, tra il folk e il country, tra il pop e il rock, tra un cantautorato anni Settanta à la Crosby Still & Nash (come in Country Teen o Lying Under Oak) e gli anni Novanta – facendo riferimento a The Decemberists, per dirne una, o ai sopracitati Grandaddy, se vogliamo essere scontati.

Non abbandonano l’emotività spinta, la priorità da dare alla melodia, anzi, diventa la cifra distintiva del loro stile pop, è il caso di dire: non per niente le loro canzoni sono state colonna sonora di numerose serie TV o del film Twilight (Life on Earth). Si sta parlando di quel coinvolgimento emotivo che era anche in The Funeral e che ritroviamo in una delle tracce conclusive del disco, Barrel House, canzone che sarebbe perfetta per una puntata di Grey’s Anatomy e che pare una modernizzazione dello stile 90s à la Savage Garden misto al southern rock. Archi, cori e synth creano in alcuni brani (In a Drawer o Hag, ad esempio) un effetto quasi orchestrale che presta attenzione alla parte melodica-vocale, ma non sottovaluta quella musicale (e qui è Jason Lytle a dirigere i giochi). Una sorta di ritorno a Is There a Ghost del disco Cease to Begin ci si prospetta nella seconda parte della traccia d’apertura Dull Times/The Moon, ma con più finezza nei suoni.

Senza fare troppo i paternalisti, il qui presente è un disco apprezzabile e che trova una sua collocazione. Certo, non ci si può aspettare il meglio in senso assoluto da tutti i musicisti, da tutte le band, ma per ora Why Are You Ok è il meglio che potessero partorire Bridwell e soci, e va benissimo così.

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