Recensioni

6.8

Da che i Talking HeadsPaul Simon aprirono al mainstream la diga del “ritorno alla Madre Africa”, legioni di artisti si sono gettati in quel varco a cercare ispirazione e ancor più oggi, in pieno revival new wave. Lo sapete che stiamo parlando di voi, vero, cari Vampire Weekend e Here We Go Magic? Nondimeno può anche capitare che dal Continente Nero si guardi dalle nostre parti, chi snaturando le radici con la speranza di ampliare il bacino d’utenza e chi, viceversa, mettendo a punto equilibrate commistioni e chiudendo così il cerchio. Resta a metà del guado Baaba Maal, redivivo a otto stagioni dall’acustico e lieve Missing You, non facendosi mancare nulla in termini d’intarsio e convivenza tra antico (il ricercato apparato ritmico; l’evocatività della voce) e moderno (impegno sociale nei testi e un utilizzo frequente dell’elettronica).

Porge infatti cose buone e pure ottime, principalmente una title track innodica e non facilona, il capolavoro di onirismo percussivo – da qualche parte tra My Life In The Bush Of Ghosts e Nusrat Fateh Ali KhanA Song For Women, quelle venature latine nella sensuale Dakar Moon, la riflessione crepuscolare Tindo Quando (superiore alla tediosa gemella Tindo: in ambedue compare – cantando in un surreale italiano – Sabina Sciubba dei Brazilian Girls). Altrove, sfortunatamente, gli ingredienti non sono mescolati con altrettanta sapienza e il sapore in bocca è dolciastro, innaturale.

Piacevolmente ecumenico benché talvolta eccessivamente salottiero, Televison andrà lontano quanto a vendite e – in considerazione di quanto spacciano per world music – meritandoselo in massima parte. La via del cuore gli è nondimeno preclusa e, pur con le eccezioni di cui sopra, dobbiamo tenerne conto.

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