Recensioni

7.2

Dopo una gavetta di quasi dieci anni, dall’inizio del decennio la scrittura di Anjimile si è imposta all’attenzione anche mainstream con uno stile nettamente autobiografico. Chitarristico e folk, il taglio delle sue canzoni è poetico e setoso: attraverso due album, Giver Taker e The King, si è vestito di arrangiamenti via via più sofisticati, con strati di chitarre acustiche e elettriche, archi e cori, effetti cinematici e percussioni sottili. Pur ampliando la palette sonora, il cuore della proposta resta l’intimità e il calore delle composizioni, influenzate dichiaratamente da Sufjan Stevens e Sam Beam, in arte Iron & Wine, assieme a un tratto soul che funge da subliminale filo conduttore.

Elementi che in You’re Free to Go trovano una quadratura essenziale e pop, accompagnandosi a storie di amore non monogamo, dalla gioia e l’euforia di nuove relazioni al piacere di scegliere connessioni autentiche e libere da vincoli normativi (Rust & Wire, Like You Really Mean It). Il passato non viene dimenticato, così come il processo di guarigione e accettazione (Waits for Me, Turning Away), che porta al racconto di questa nuova fase, in continuità con The King, l’album in cui ha iniziato ad affrontare la complessità dell’essere persona trans non-binaria, la transfobia e le aspettative sociali (Ready or Not, Exquisite Skeleton). Le storie di estraniazione familiare lasciano dunque il posto alla gioia di instaurare nuovi legami.

Chithambo descrive le sue canzoni come spazi di preghiera o meditazione e di fatti il registro vocale è ora più espressivo e rilassato. I brani pop rock della prima parte si vestono d’estetica anni ’90, sia sul lato elettrico (il country psichedelico di Rust & Wire) sia su quello acustico (l’indie rock intimista di Turning Away). È però nella seconda parte, con Beam ospite in tre brani, che emerge il canzoniere nella sua solida onestà. Fondamentale qui il lavoro di Brad Cook, noto per il suo lavoro con Waxahatchee, Hurray for the Riff Raff e Mavis Staples, che crea un sound organico, essenziale, luminoso e aperto, in cui la chitarra resta centrale ma lascia spazio a gocce di piano, archi e cori, come nella splendida Ready or Not.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette