Recensioni

A leggere il nome dei musicisti coinvolti nel progetto Amor Fou ci
si rende conto, ancor prima di schiacciare play sul lettore, di quello
a cui si andrà incontro con La stagione del cannibale:
un cantautorato elegante, fortemente “letterario”, dal passo lento ma
raffinato, venato da striature elettroniche. Una musica inevitabilmente
legata al carattere dei singoli, che in questo caso hanno il nome di Cesare Malfatti (La Crus e The Dining Rooms), Alessandro Raina (ex frontman dei Giardini di Miro’ e paroliere di interessanti prospettive), Leziero Rescigno (multistrumentista collaboratore di Francesco Di Bella dei 24 Grana e Mara Redighieri degli Ustmamo’) e Luca Saporiti (titolare del progetto Lagash).
Nelle
undici tracce del disco si parla d’amore. Un rapporto di coppia
consumatosi tra Sessanta e Settanta che è anche una storia di abbandoni
e ritorni, passioni e conflitti, nonché il punto di partenza per una
riflessione sociologica su quarant’anni di vita italiana. Vissuti dai
due protagonisti tra differenze di classe, infatuazioni politiche,
spinte culturali, doveri e meschinità. A dar spessore alle parole un
elettropop sognante, malinconico, liquoroso, vicino per indole alle
leggerezze dei Notwist, decorato da nuvole di
chitarra e tasti di pianoforte, solcato da voci suadenti e cornici
sintetiche. Una musica che guadagna in familiarità ascolto dopo
ascolto, quando anche i dettagli più nascosti vengono a galla, e che
nelle finali L’anno luce e La Strage – si parla di quella di Piazza Fontana – raggiunge forse il suo zenith qualitativo.
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