Recensioni

Raccogliere in un libro l’intera epopea dei Death In June non dev’essere stata un’impresa facile, ma se c’è una persona che poteva farsene carico, questa è sicuramente Aldo Chimenti. Da tempo immemore il giornalista di Torino segue con fervida passione e scrupolosa attenzione l’evolversi del progetto di Douglas P. (e soci originari) e ora, a circa trent’anni dalla nascita, le vicende artistiche e personali dell’uomo trovano la giusta collocazione in un ricco e dettagliato tomo in tiratura di mille esemplari dalla milanese Tsunami.
Fin dalla prima formazione dei Crisis, punk band ultra-politicizzata – a sinistra – in cui militavano i giovani Pearce e Wakeford, passando per il primi EP Heaven Street e The Guilty Have No Pride alle pietre miliare Nada! e Brown Book, ma non solo, Chimenti indaga anche le defezioni (Tony Wakeford prima e di Patrick Leagas) che portano Douglas a ripensare in solo il progetto e ai classici dei Novanta (But What Ends When The Symbols Shatter? e Rose Clouds Of Holocaust). E ancora, la storia dei sodalizi con David Tibet e John Murphy, con Boyd Rice e Michael Moynihan, fino a quello più recente con Albin Julius dei Der Blutharsch, gli screzi con la World Serpent Distribution e i tanti organizzatori rei delle cancellazioni di concerti per la cattiva nomea della band. Nomea che, come tipicamente accade in questi casi, è tanto frutto di un fraintendimento aprioristico quanto efficace strumento di marketing (preterintenzionale?).
L’analisi storica e musicale è arricchita, capitolo per capitolo, da testi tradotti e commentati, e da un folto numero di pagine a colori che immortalano il nostro aedo nei vari passaggi della sua carriera. Il miglior sunto per il maggior cantore folk dell’Età del Lupo. Un documento prezioso.
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