Recensioni
Alberto Bettin
Alberto Bettin & Gli Implacabili - L'impossibile l'imprevedibile
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Fabrizio Zampighi
- 29 Ottobre 2017

Il Bettin che sulla copertina di L’impossibile l’imprevedibile entra con fare dimesso all’interno di un pianoforte, non è casuale: lo stile del disegno sembra voler richiamare l’universo cartoonesco dei Beatles periodo Yellow Submarine, e del resto la stessa musica del Nostro vive di una ricchezza arrangiativa che potrebbe essere ricondotta alla “complessità” che ha caratterizzato il secondo periodo della carriera dei Fab Four – per lo meno come concezione generale, se non nei risultati. Lui, in realtà, è uno capace di muoversi agilmente tra jazz, cantautorato e un certo artificio armonico di stampo quasi classico che non disdegna una mescolanza tra alto e popolare, orecchiabile e raffinato, il tutto in un tripudio di colori strumentali (tra i tanti, tromba, trombone, fisarmonica, archi, clarinetto, contrabbasso, chitarra elettrica e molto altro) dal sapore bandistico, se non proprio orchestrale.
Nonostante l’evidente ironia che si coglie in alcuni testi (ad esempio, in una Famosi in famiglia cronaca di certi costumi attuali legati alla notorietà), le undici tracce del nuovo disco del musicista veneto non sono materiale destinato ad ascoltatori troppo abituati al cantautorato indie più adolescenziale e basale, ma a chi nella musica cerchi fragranza, studio e intelligenza compositiva. In qualche passaggio è persino troppo lezioso, Bettin (una Nonostante che con i suoi volteggi vagamente prog non ci convince fino in fondo), ma quell’aristocratico appoggiare le parole sulla melodia un po’ à la Pino Marino (come nella pacata ma densa di significati Quando va bene) rivela in realtà la voglia di scherzare con i testi e le note mantenendo nel contempo una certa eleganza e serietà, e rendendo le cose semplici nonostante contrappunti arrangiativi tutt’altro che ordinari. A riprova, una Canzone debole che con le sue fughe melodiche e i crescendo di ottoni potrebbe tranquillamente essere scambiata per un brano tratto da un musical, una Da un citofono in America voce e pianoforte che ricorda certe cadenze baustelliane, una Una scusa per pregare con l’intimismo angolare di un Samuele Bersani o magari una La donna che sarei che ha il gusto di un Sud America solo immaginato.
L’impossibile l’imprevedibile è uno di quei dischi “nutrienti” di cui si sente spesso la mancanza, in un ambiente musicale nostrano che tende troppo di frequente alla semplificazione finalizzata alle svendite da grandi magazzini. Bettin non si vergogna del suo background diviso tra Conservatorio ed esperienze musicali tra le più disparate, e prova a ricordarci – producendo l’album in solitaria – che la musica è un linguaggio con un lessico ricco, preciso ma anche elastico, da maneggiare con le dovute cautele. Una buona grammatica e un’ortografia corretta, insomma, fanno ancora la differenza.
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