Recensioni
Akkura
Brucerò la Vucciria col mio piano in fiamme
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Fabrizio Zampighi
- 18 Gennaio 2010

Links. Come quelli che legano gli Akkura al resto della cricca Malintenti Records. Una comune in cui tutte le parti in causa si scambiano i ruoli in una miriade di progetti intrecciati tra loro. Links. Come quelli che spingono gli artisti dell’etichetta a dare una forma in musica a quella Sicilia popolare e folk che fa un po’ da sfondo a molte delle produzioni della label. C’è chi ci legge dentro un’autorialità ombrosa e rinsecchita (Donsettimo), chi una canzone jazzata leggera (Toti Poeta), chi una musicalità a tutto tondo in bilico tra Sud America e Sud Italia (Akkura), chi un folk-vaudeville sdrucito (Mimì Sterrantino). Links. Come quelli che emergono dai testi delle canzoni. Con una musica d’autore riconoscibile che sa lavorare sui significati, l’ironia, l’aspetto letterario del connubio note-parole.
Soprattutto in questo terzo disco degli Akkura, in cui il testo è anche un concept-book che raccoglie dieci racconti su Palermo. Dieci spaccati di sei autori diversi (tra cui Cesare Basile e gli stessi Akkura) abbinati a dieci canzoni della band siciliana, omaggio ai tempi lenti e ai suoni della narrazione popolare.
E’ un cerchio che si allarga e che poi si richiude Brucero’ la Vucciria col mio piano in fiamme. Un’opera che lavora su più dimensioni ma in un’unica direzione: descrivere per immagini un localismo geografico-culturale circoscritto e vissuto in prima persona. Grazie a scelte formali avventurose (il rock’n’roll della title track o magari il jazz percussivo di Vicoli Vicoli), poco lineari, e decisamente lontane dai cliché del folk autoctono più convenzionale.
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