Recensioni

6.1

Nuovo progetto per due componenti degli inglesi The Bees (quattro album in lungo dal 2001 al 2010, tra cui Octopus a oggi probabilmente il più riuscito). Aaron Fletcher, tra i fondatori del sestetto di origine, e Tim Parkin, senza la presenza di Paul Butler che nella band-madre riveste anche i cruciali panni di produttore, hanno così avviato 77:78 (orrida ragione sociale, non trovate?, ma tant’è).

Per loro, dunque, è giunta l’ora di preservare approccio psych e melodie brit, riscaldate da solarità Sixties alla Beach Boys e illuminate da un intramontabile approccio stralunato alla Syd Barrett, oltre che rese policrome dall’impiego di tastierine cosmiche, fiati mariachi, percussioni latineggianti e quant’altro, con quel senso dello shakeraggio rilassato e un po’ freak che ha già contraddistinto i vari Gruff Rhys, Steve Mason e relativo, inarrivabile big bang Beta Band, ecc.

Tutto fatto bene in Jellies, a volte più che sufficientemente gradevole, si sentano per esempio l’iniziale If I’m Anything o l’estratto Love Said (Let’s Go), a volte, OK, sin troppo risaputo e manieristico per ritagliarsi un proprio spazio “personale”. Nel complesso, undici caramelline di pop strobo-exotico da mandare giù prima che si sciolgano con le alte temperature estive.

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