Recensioni

Il primo pezzo s’intitola When We Were Younger And Better. Che, come dire, non fa iniziare l’album sotto i migliori auspici. Eppure sono sempre loro, i 65daysofstatic. Quelli che avevano praticato un vigorosissimo massaggio cardiaco al post rock, rianimando le sue stanche motivazioni e infiammando nuovamente – e finalmente – la nostra passione. Finora. Perché dopo due capolavori sconvolgenti per la loro rivoluzionaria potenza e personalità (The Fall Of Math e One Time For All Time) arriva il momento della mezza delusione.
The Destruction Of Small Ideas ha le batterie un po’ scariche. Laddove il motore dei suoi predecessori girava a mille, stavolta le cose non sembrano le stesse. Come se la band cercasse di premere sul pedale dell’acceleratore con la stessa forza di sempre ma avendo le ruote dell’auto che girano a vuoto. I suoni, ad esempio, a volte falliscono in impatto laddove prima invece facevano terra bruciata intorno a sé. E verrebbe da pensare a qualche problema in fase di mastering, che non ha pompato a dovere ciò che doveva essere spinto oltre ogni limite. Sacrificando così chitarre, ritmi, suoni e idee.
L’elettronica è sempre presente, ma a volte sembra messa quasi in secondo piano, come se il gruppo cercasse un approccio più live. E il risultato ne risente. Don’t Go Down Sorrow è una ballata pianistica che scivola banale e inoffensiva, forse il pezzo – relativamente – più post rock che la band abbia mai composto. La conclusiva The Conspiracy Of Seeds dà fiato alle corde vocali e si presenta come un brano quasi metal, ovviamente più per spirito che per aderenza stilistica. Altrove gli spunti sono più incoraggianti, come negli innesti di electro schizofrenica che abbelliscono l’altrimenti banale melodia di The Distant Mechanised Glow.
Il rischio è di farsi prendere la mano e rendere più fosco del lecito ciò che invece tanto fosco non è. Ma non si può prescindere da ciò che sono stati fino ad ora i 65daysofstatic. Che stavolta si sono lasciati prendere eccessivamente la mano. Questo lavoro infatti dura quasi il doppio rispetto al precedente. E il sospetto che in mezzo ci sia qualche riempitivo di troppo è forte. Così come è forte la tentazione di indirizzare i neofiti verso il resto del catalogo targato 65, più aggressivo ed intrigante. Tutti gli altri, si accostino a The Destruction Of Small Ideas con poche aspettative. Lo spirito giusto per trovare alla fine anche qui pane per i propri denti.
Amazon
