Kee Avil
Kee Avil, foto per la stampa di Lawrence Fafard (2022)

Weekend discografico. In streaming gli album di Kee Avil, Jenny Hval, Hoodoo Gurus, Franz Ferdinand e altri

La canzone come scultura di Kee Avil. L'artista che si vuole pop, Jenny Hval. Ma anche i Hoodoo Gurus, Franz Ferdinand e altri

Crease, debutto della musicista canadese Kee Avil per Constellation, e Classic Objects, il nuovo album di Jenny Hval via 4AD. Sono i due lavori a spiccare in questo weekend piuttosto povero di uscite, con dischi programmati per venerdì che, in seguito, sono stati spostati. Vedi quello dei Loop – peraltro già recensito – la cui data di streaming è ora fissata al 25 marzo. Nel caso dell’esordio lungo di Avil, si tratta di un disco i cui brani sono stati pensati come se fossero sculture da modellare. Raugei li descrive come in bilico tra tormentata ruvidezza e sperimentazione arty, tra avant-rock e dark ambient. In poche parole, una galleria di anti-forme sonore che si pone, e qui sta l’aspetto interessante, all’opposto di quelle di Hval, che proprio sulle forme ha lavorato. Classic Objects, al netto della cover concettuale, è un disco pop fatto di strofe e ritornello, come si confà a una prova composta da canoniche canzoni. Canzoni che tuttavia semplici non lo sono mai davvero. Elementi exotici, percussioni cristalline, code che smantellano la melodia a colpi di synth o la diluiscono con elementi concreti e, alla base, un dedalo di riflessioni personali di per sé stratificato, ne fanno un prodotto “consumabile” solo con sinapsi ben accese.

Hval lo ha inoltre ha descritto a Zevolli – che l’ha intervistata la scorsa settimana – come una versione di se stessa “senza l’arte”, “just me”. Se il risultato è indubbiamente autobiografico, avvolgente e zuccherino, accessibile negli elementi fondativi, rimane qualcosa di imprendibile e altero. Da qui il fascino. Hval senza l’arte rimane un’artista intellettuale al pari di una Laurie Anderson, non obliqua come Cate Le Bon il cui tocco, è vero, da queste parti avrebbe giovato, scuotendo queste canzoni da un gioco di specchi.

A proposito di sperimentazione femminile, il trittico di uscite in questo senso si completa idealmente con The Seed, colonna sonora di Lucrecia Dalt dell’omonimo film horror sci-fi diretto da Sam Walker. Si tratta di qualcosa di tenebroso e carpenteriano, un mix di tape loop trattati con forti dosi di delay, terrificanti bagliori metallici e inserti improvvisi dal forte sapore thrilling (e sono le parole di Massimo Onza), tracce che giocano sul presagio rispetto a quelle di un Colin Stetson che in The Texas Chainsaw Massacre OST ha puntato tutto sull’impatto sensoriale.

Andando a casa di chi il pop lo intende nella sua televisiva e/o radiofonica serialità 80s (e derive glam), abbiamo Oxy Music, il nuovo album di Alex Cameron, personaggio ancor prima che musicista di cui avevamo già apprezzato i brani/videoclip che hanno anticipato il disco, e in cui peraltro compariva la fidanzata di lui Jemima Kirke. E sempre a proposito di talenti australiani Chariot of the Gods è il nuovo album dei veterani garage rock Hoodoo Gurus. Stando alle parole della band, il disco è nato proprio grazie al blocco pandemico che ha provocato «la rinascita creativa» del gruppo (recensione in arrivo).

Sull’indie rock ci sono invece i newyorchesi Bodega di Broken Equipment, la cui formula metropolitana pecca ancora un po’ di personalità, difetto che non ha Intrepid Feelings di Miss Massive Snowflake, ovvero Shan De Leon. Qui, al contrario, il Nostro sperimenta pur mantenendo intatto il tocco e facendo deviare la scrittura verso dinamiche più libere e fluttuanti, che in parte rimandano alla sua precedente band, i Rollerball. Da segnalare le collaborazioni di Arrington de Dionyso (Old Time Relijun) e dell’improvvisatore nostrano Jacopo Andreini (Tsigoti, Squarcicatrici).

Sul metal, che a dire il vero è più 70s hard, atteso era il ritorno di “Papa” Tobias Forge con i suoi Ghost. Il disco si intitola Impera ed è una cartoonesca sciarada rock, di quello fatto in provetta sapendo che suonerà kitsch. Dall’Inghilterra, abbiamo poi la raccolta dei Franz Ferdinand, Hits To The Head, che contiene il best of del gruppo e due inediti già precedentemente pubblicati, Billy Goodbye e Curious. E il ritorno Boo Radleys, band inizialmente associata allo shoegaze e in seguito al brit pop, nota soprattutto per Wake Up Boo!, singolo dalla spiccata attitudine upbeat di marca ’60. Il disco s’intitola Keep On With Falling e nella pagina dedicata potete ascoltarlo integralmente.

Per l’elenco completo delle uscite del weekend vi rimandiamo, come sempre, alla nostra sezione weekly. Su Spotify trovate inoltre la nostra playlist settimanale.

 

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