Album
Crease
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Elena Raugei
- 26 Gennaio 2022
Crease è l’album di debutto della musicista canadese Kee Avil, in uscita l’11 marzo 2022 per Constellation. L’album procede con sensibilità elettroacustica nell’approcciarsi in modo anticonvenzonale al songwriting, con chitarre post-punk, elettronica sinuosa tra dark ambient, industrial e minimal techno, micro-sample organici e digitali, oltre che con l’intimismo delle linee vocali.
Tra i nomi di riferimento, nelle note stampa sono citati Scott Walker, Coil, Fiona Apple, la prima PJ Harvey e l’ultima Juana Molina, Eartheater, Pan Daijing, Smerz, Grouper e Autechre, ma anche Gastr del Sol, Björk e Matmos. Crease è stato prodotto da Avil e Zachary Scholes al Concrete Sound Studio, e poi masterizzato da Guy Hébert al Concrete Mastering, in quel di Montréal.
Il songwriting, per me, è come la scultura. Esso scaturisce da una parola iniziale, da un’emozione o un suono, su cui poi costruisco, modellandolo in una forma più raffinata, incollata in una struttura artificiale. Altre volte, il mio ruolo è sbucciarlo, raschiare all’esterno, rivelare il suo stato naturale e la sua parte all’interno del tutto. Sono guidata da queste idee iniziali; non per lucidare ma per tradurre l’astrazione in suono e immagini. Questo processo di decodifica può essere noioso; altre volte è immediato, ogni idea ne fa nascere un’altra, costruendo insieme la propria coesione. Mi piacciono le sculture grezze e pendenti, a volte tenute insieme da nient’altro che dall’intento. Crease non è stato scritto con una narrazione specifica in mente, è stato prodotto in un periodo di tre anni, ogni canzone scritta e registrata successivamente. Ognuna rappresenta un certo momento nel tempo, un’emozione, un esercizio o un’idea spontanea che crea il proprio mondo. Ciascuno di questi mondi è stato costruito senza tener conto dell’altro. Mi sembrava impossibile, una volta entrata nell’atmosfera di una canzone, provare a iniziarne un’altra finché quell’idea non fosse finita. Una volta assemblato, l’album presenta una narrazione come le canzoni vogliono che sia raccontata.
Kee Avil
Ad anticiparlo, l’interessante forma-canzone sperimentale dei primi estratti See, una My Shadow più dissonante, e saf, derivato «da un’affascinante immagine in movimento basata su un pezzo di cera di Douglas Scholes».
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